domenica 3 ottobre 2010
IL "MILLENNIO" ANTIELIOCENTRICO
Per
la scienza accademica, il sole rappresenta una normale stella della serie principale del diagramma
Hertzsprung e Russel, il tipo più frequente delle stelle visibili, e via
dicendo. Niente di più. Ogni riferimento ad un aspetto spirituale del sole è
ovviamente ritenuto del tutto fuori luogo, nonché assurdo, in tale
ambito.
D’altronde, in modo altrettanto
ostinato, fino all’avvento della stessa scienza induttiva, si negava il
contrario. Cioè, era ritenuto inammissibile, se non proprio blasfemo, che il
sole potesse avere un aspetto quantificabile, simile a quello dei corpi
terrestri. E questo perché la significativa e fondamentale attività dell’astro
era ritenuta come una manifestazione della presenza divina nel cosmo.
L’atteggiamento critico nei
confronti della metafisica solare e della cultura magica ad essa collegata
assunto dalla scienza moderna, gigante con i piedi d’argilla, non serve tuttavia
ad illuminare le ombre relative alle proprie origini. Le quali in gran parte
presero avvio proprio da quel ceppo metafisico irrazionale e magico che oggi con
tanto rigore la scienza disconosce e nega. Ma che continua comunque ad essere
vivo ed operante nelle stesse fasce della società, “alte” e “riservate”, che
hanno propiziato nel corso di lunghi secoli l’avvento dell’attuale società
tecnocratica e massonica.
L’aspetto spirituale del sole ed
il suo rapporto con la dimensione magica è invece così fondamentale, per i suoi
risvolti negativi, da trovare riferimenti persino in ambito biblico, nel senso
di un rapporto contrario rispetto alla storia della salvezza. Secondo tale
prospettiva infatti ci è parso possibile interpretare un passo alquanto noto
dell’Apocalisse di San Giovanni, nel quale viene profetizzata la segregazione
del diavolo per “mille anni”.
Testualmente: <<Vidi poi
un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in
mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo
incatenò per mille anni: lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la
porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei
mille
anni. Dopo
questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo>> (Ap 20,
1-3).
I “mille anni” profetizzati
dall’Apostolo hanno dato luogo nel corso del tempo alle note interpretazioni di
tipo millenaristico ed a varie eresie ad esse collegate. Non solo Gioacchino da
Fiore (1130-1202) pronosticò il prossimo avvento di una terza epoca storica
detta dello Spirito Santo. Ma anche Kant dissertò intorno ad un millenarismo
filosofico di stampo massonico <<che spera in uno stato di pace perpetua,
fondata in una lega delle nazioni come repubblica mondiale>>
(Religion, 1, 3).
Al di là di ogni attesa e di
ogni aspettativa riguardo agli anni fatidici profetizzati dal Prigioniero
dell’isola di Patmos, non ci sembra affatto azzardato porre in relazione tale
profezia, più che con un incerto e più o meno prossimo futuro, con un millennio
invece già concluso e per molti tratti da rivalutare. Ci riferiamo naturalmente
al periodo d’oro della Cristianità, il Medioevo. È in questo millennio che il
demonio, riuscito a farsi adorare fino allora come divinità solare nei classici
culti imperiali, venne effettivamente relegato nell’Abisso, dall’imporsi della
fede cristiana.
L’accostamento fra Medioevo e
“millennio” sembra possibile non solo per la pur significativa coincidenza
cronologica. Ma anche e soprattutto perché in questo lasso di tempo la
religiosità pagana, di tipo solare, nel senso di Elios e di Eros, venne ridotta a strato carsico
dal Magistero ecclesiastico e dalla Patristica. Tale soggezione si determinò
cronologicamente a partire dalla vittoria di Costantino (regno 306-337) sulle
truppe di Licinio e Massenzio (312), che combattevano sotto i labari del
sol
invictus, fino
al risveglio della metafisica e del rispettivo demone solare avvenuto al
tramonto della Scolastica. Mille anni denominati dagli apostoli
dell’illuminismo “età di mezzo” fra un paganesimo decadente e quello che sarebbe
rinato dopo un millennio, sotto nuovi auspici “magici” e nuovi paradigmi
“solari”, nel periodo umanistico rinascimentale.
In questi mille anni il
Magistero ecclesiastico, attraverso il contributo degli Apologisti e dei Padri
della Chiesa (Sant’Agostino terminò gli ultimi capitoli de La Città di Dio, intorno al 418), del
monachesimo e dell’azione esemplare di innumerevoli sconosciuti fedeli che
contribuirono silenziosamente a dilatare il regno di Dio con l’adesione
integrale alla Dottrina ed alla sacra Liturgia, riuscì gradualmente ad affermare
la teologia cristiana in tutti gli ambiti sociali e politici della nascente
Europa. Affermando così il primato universale di Cristo e della Societas
Perfecta.
Tutto questo, nonostante le
difficoltà ed i travagli che nel frattempo tormentavano l’alto Clero, alle prese
con le molteplici contraddizioni
interne (simonia, nepotismo …) e tensioni esterne (eresie, rapporti conflittuali
con l’impero, lotta per le investiture, indulgenze …). Ma come ben sanno i
Cristiani, contrariamente ad ogni logica ed aspettativa umana, è nella debolezza
che si manifesta il mistero della potenza di Cristo. Pertanto, proprio in un
momento di grande sofferenza, la Chiesa Romana si rafforzava, crescendo
<<in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini>> (Lc 2, 52),
nonostante la gravità di alcuni suoi scandali puramente umani.
D’altra parte, occorre tenere
presente il fatto che <<la condizione della Chiesa, in qualsiasi epoca,
non potrà mai essere aurea>> (A. Piolanti, La comunione dei santi e la vita
eterna, L.E.V.,
Città del Vaticano 1992, p. 624). E quindi sbaglierebbe chi si attendesse un
trionfo evidente ed assoluto della Chiesa nel tempo storico, prima cioè della
chiusura della storia. Che avverrà secondo san Tommaso dopo la conflagrazione
finale, durante la quale il fuoco purificherà tutti i corpi e gli elementi che
si trovano entro l’atmosfera che circonda la terra, prima del ritorno definitivo
del Cristo glorioso (Summa Th., Suppl., q. 74).
Nel frattempo, leggende di ogni
tipo sono nate intorno al Medioevo, per screditarlo. Famoso il luogo comune che
riguarda la paura del fatidico anno Mille, creato a tavolino per ridicolizzare
ed <<attaccare la Chiesa di Roma e il “fanatismo” medievale>>. (M.
Introvigne, Millenarismo e nuove religioni alle soglie del duemila –
Mille e non più mille, Gribaudi, Milano 1995, p. 11). Anche se in quel periodo
non esistevano calendari, né tantomeno giornali quotidiani con oroscopi e
pubblicità di maghi e cartomanti da consultare ad ogni ora. Il computo del tempo
era riservato agli ambienti ecclesiastici ed ai calendari liturgici. Che non
contemplavano il “capodanno” in senso moderno, con tutto il corredo di
innumerevoli e consolidate nostre superstizioni (mutande rosse, oroscopi,
lenticchie, uva ed altre sciocchezze) inconcepibili per la concreta mentalità
medievale.
La linea dei dileggi e
distorsioni intorno all’epoca medievale venne inaugurata da una schiera ben
preparata di intellettuali anticattolici ed anticlericali in genere, che a
partire dal XVII secolo si impegnò a creare ad arte la falsa idea di una lunga
stagnazione culturale, sociale e religiosa attuatasi nell’Europa medievale.
Questi pregiudizi risuonano ancora oggi, specialmente nelle larghe fasce della
cultura popolare e nei settori laicisti “a prescindere”, che rifiutano di
principio di considerare senza pregiudizi un’epoca verso la quale siamo debitori
ed alla quale siamo ancora collegati.
Tuttavia, nonostante la
medievistica universitaria si sia incaricata di smentire la faziosità delle
leggende nere antimedievali, tale epoca ancora oggi continua ad essere un
periodo bistrattato e frainteso nell’ambito della concezione comune. Peraltro,
già Etienne Gilson stigmatizzò l’abitudine di tirare in ballo personaggi come
Lutero, Calvino o Cartesio come simbolo del libero pensiero da contrapporre a S.
Alberto Magno, considerato invece come il primo degli oscurantisti medievali. Lo
studioso francese si spinse a dire che: <<La cosa sarebbe buffa se non ci
rivelasse il controsenso radicale che vizia gli apprezzamenti tradizionali
portati sul Medio Evo. Non ci si accorge che se esiste oggi una filosofia come
tale, lo si deve alla paziente fatica dei pensatori medievali>> (E.
Gilson, La
philosophie au Moyen Age, Payot, 1947, p. 504).
A fatica pertanto si sta facendo
strada un’immagine più consona ed obiettiva riguardo al periodo compreso fra la
vittoria di Costantino e l’avvento dell’Umanesimo, da molti specialisti ritenuto
tutto il contrario di un tempo oscuro e retrivo. Anche <<alcuni dizionari
ed enciclopedie hanno cominciato a considerare i Secoli Bui solamente come
un’invenzione>> (R. Stark, La vittoria della Ragione, Landau, Torino 2006, p.
70).
Paolo Rossi afferma a riguardo
la necessità di superare <<l’astioso puerile disprezzo che ancora
caratterizza parte della storiografia “laica e liberale” nei confronti della
religione cattolica (responsabile secondo costoro, di buona parte delle ombre
che gravano sulla nostra storia passata) e cercare di capire le ragioni
effettive che hanno indotto a certe prese di posizione della Chiesa>>,
(sito <<Airesis>>, Le Stagioni della Follia).
Le leggende nere relative al
Medioevo cristiano stanno dando dunque segni di cedimento. E finalmente emergono
anche se in modo soffuso i tratti relativi a prospettive finora sottaciute che
investono i periodi successivi, l’Umanesimo ed il Rinascimento. Queste due
epoche, contrariamente a quanto si dice <<non fecero segnare significativi
sviluppi nel campo scientifico e nel concetto di scienza, anzi videro il trionfo
di pseudo scienze come l’alchimia e la magia>> (B. Mondin, Epistemologia
cosmologia,
Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1999, p. 15).
Alexandre Koiré riconosce senza
esitazioni che <<il Rinascimento è un’epoca in cui la superstizione più
grossolana e più profonda, la credenza nella magia e nella stregoneria
s’è
estesa
in una maniera
prodigiosa ed è
stata infinitamente più diffusa che nel Medioevo … i grandi successi di libreria
… sono le demonologie e i libri di magia, sono Cardano e più tardi Della
Porta>> (in P. Zambelli, L’ambigua natura della magia, Marsilio, Venezia 1996, p.
128, corsivi nostri).
Gli studiosi della storia del
pensiero sono dunque concordi nell’affermare, pur senza approfondirne in modo
adeguato le ragioni, che la ripresa della cultura magica cominciò a delinearsi
in modo concreto con il tramonto della scolastica e della cultura medievale. Ma
quanto gli accademici per forza di cose esprimono in modo allusivo e sfuggente,
è dichiarato invece senza possibilità di equivoco in ambiti forse meno
autorevoli, ma altrettanto degni di attenzione. Ad esempio, l’enciclopedia,
L’uomo e
l’ignoto (vol.
4, Armenia, Milano 1978), sotto la voce satana, riporta affermazioni dense di significati oscuri.
Si asserisce cioè che nell’epoca
umanistica i primi scienziati, in genere medici, sotto l’influsso di una
insolita brama del sapere diedero inizio a pratiche demoniache <<per
venire a contatto con il ribelle e farsi suoi discepoli, disposti ad affrontare
la dannazione pur di appagare la “libidine” del sapere … il Rinascimento
diventerà l’epoca dei patti diabolici … durante il Rinascimento, Satana diviene
per i dotti il maestro di scienza e, per gli umili, l’alleato che difende dai
soprusi dei potenti e che permette le vendette>>, cercando di assumere il
ruolo di Dio nel governo del mondo e degli uomini.
Se il Rinascimento fosse davvero
<<l’epoca dei patti diabolici>> durante la quale il Menzognero
s’incaricò di istruire i suoi seguaci nel corso di cerimonie celebrate nella
segretezza delle corti aristocratiche, come quella fiorentina dei Medici,
bisognerebbe davvero ripensare a quest’epoca, ed ai suoi frutti, in termini
diversi, se non proprio allarmanti. Per il momento, si può soltanto considerare
la diffusione che in questo periodo registrò la bibbia della tradizione magica,
il Corpus
Hermeticum,
tradotto dal Ficino nel 1463, per ordine di Cosimo de’ Medici. In pochi anni,
vennero diffuse sedici edizioni di tale opera che proponeva i temi propri della
magia egizia, sulla base di una visione della realtà nella quale gli opposti non
si escludono a vicenda, ma si compenetrano in un rapporto di reciproca
“attrazione” e “simpatia”.
La natura in questo quadro
irrazionale è concepita come un “Tutto” avente in sé un’anima, ritenuta
<<piena di demoni>> (P. Rossi, Il fascino della magia e
l’immagine della scienza, in Storia della scienza moderna e
contemporanea,
volume primo, UTET, Torino 1989, pag. 32 e sgg.). Persino i metalli vengono
trattati dagli maghi rinascimentali come involucri di elementi spirituali. Senza
parlare della cosiddetta “materia prima” alchemica, o Mysterium Magnum, di natura acquea, che oltre ad
essere ritenuta la mater, matrice di tutte le cose, è anche concepita come
“luogo” primario ove ritrovare tutti gli spiriti.
Nel Rinascimento dunque, ed in
particolare nella corte fiorentina dei Medici, prese piede e si diffuse in tutta
Europa la tradizione egizia, interpretazioni cabalistiche incluse, fondata su
una logica ambigua, conciliante sia verso gli sviluppi del pensiero magici, sia
verso quelli razionalistici. Matematica e cabala unite nella logica ambigua del
“si e no”, che fa capo alla dialettica eraclitea, all’interno della quale
risuonano armonicamente le regole delle omologie, degli influssi e delle
corrispondenze. Ma disarmonicamente rispetto al classico rapporto fra causa ed
effetto. La logica costituisce infatti come un muro di cinta, per la mente
dell’uomo.
Diversi studiosi sono propensi
ad individuare concrete linee di continuità fra Medioevo e Rinascimento, basate
quasi su un rapporto di tipo causa effetto. I risultati positivi raccolti nel
periodo rinascimentale, costituirebbero così gli sviluppi naturali del lavoro
silenzioso dei pensatori medievali. In questa prospettiva, il filosofo francese
Nemo afferma che il tracciato rigoroso ed oggettivo relativo al <<metodo
scolastico praticato nelle università del Medioevo, che procede per domande,
distinzioni, del pro e del contra, avrebbe risvegliato lo spirito scientifico
dell’Antichità e preparato direttamente coloro che si sarebbero occupati di
scienza ad utilizzare la metodologia ipotetico-deduttiva, caratteristica della
scienza moderna>> (P. Nemo, Che cos’è l’Occidente?, Universale Rubettino, Sovera
Mannelli, 2009, p. 12 e sgg.).
Ovviamente, non esiste solo
continuità fra Medioevo e Rinascimento. Il contrasto fra queste due epoche per
certi tratti è insanabile. Basti pensare alle rispettive articolazioni che hanno
dato luogo a due inconciliabili immagini del mondo, geocentrica ed eliocentrica.
Una ordinata a Dio ed al dogmatismo religioso. L’altra centrata sulla ragione
umana, intesa come spiritus rector. È proprio quest’ultima che dopo le ottimistiche utopie
scientiste, al giorno d’oggi sta svelando le sue contraddizioni, e la sua fase
discendente.
Si stanno scontando attualmente
le conseguenze del baratto rinascimentale del reale con il razionale, del mondo
percepito con il mondo immaginato, se pur attraverso i rigorosi (sulla carta)
canoni della metodologia scientifica. L’inversione del processo di acquisizione
della conoscenza avvenuta con l’adozione del modello eliocentrico ha infatti
aperto le porte alla fantasia razionale (scienza) ed irrazionale (magia). Basti
pensare che insieme a Galilei, fu Giordano Bruno a sostenere da altre angolature
l’ipotesi copernicana. Due modi formalmente opposti, ma non disgiunti, di
applicare la ragione alla filosofia della natura. Sia Galileo che Bruno infatti
ragionavano non sul mondo percepito dai sensi (la terra ferma) che lascia poco
spazio a supposizioni astratte. Ma sul mondo immaginato pitagoricamente sulla
base di ipotesi indimostrate e forse indimostrabili (il presunto moto della
terra).
Questi due personaggi, epigoni
di Pitagora e di Ermete, rappresentano non solo le due colonne della cultura
iniziatica, ma anche i due poli che hanno indirizzato la cultura propria della
società moderna, da una parte estremamente razionale e tecnologica, scientifica,
emancipata. Dall’altra, irrazionale, superstiziosa, collegata in modo carsico
alla tradizione egizia ed alle simbologie iniziatiche trasmesse dalle
“obbedienze” segrete che svolgono come un ruolo di collegamento fra le sfere
“note” ed “ignote” della realtà.
Tramontate dunque
definitivamente le sfere planetarie medievali, ordinate ad una dinamica
spirituale regolata dalle intelligenze celesti disposte in cori concentrici
sfocianti nell’empireo divino, ne sono state create altre, meno innocue,
presiedute da arconti planetari e dalle intelligenze infere, ruotanti intorno al
demiurgo, regolatore di un mondo eterno, che esisterebbe di per sé. Non solo
Pitagora, ma anche Ermete ne prospetta l’immagine, poi ripresa da Copernico e
“soci”: <<Intorno al sole ruotano le otto sfere che da lui dipendono,
quella delle stelle fisse, le sei sfere dei pianeti e la sfera unica che
circonda la terra (la luna)>> (Poimandres XVII, 17).
Questo è il senso spirituale,
esoterico, bruniano, del modello eliocentrico, così come chiaramente espresso da
Ermete Trismegisto nell’Asclepius, non a caso citato da Copernico nel famoso capitolo X
della sua opera, De revolutionibus: <<In mezzo a tutti i
pianeti sta il sole … per questo, non a torto, alcuni lo chiamano lucerna del
mondo, altri “mente”, altri “guida”. Trismegisto lo chiama Dio visibile … Così,
certamente il sole, come su un trono regale, governa la famiglia degli astri che
gli sta intorno>>.
Come dicevamo, queste
considerazioni metafisiche che si snodano intorno ai significati allegorici del
sole sono estranee all’ambito della cultura accademica, sempre poco propensa ad
accogliere spigolature “borderline”. Peraltro, è anche vero che i numeri
costituiscono effettivamente indici di corrispondenze strumentali e che i loro
risvolti esoterici e cabalistici non rappresentano una disciplina razionalmente
certa. Di conseguenza, molto difficilmente la scienza ammetterebbe l’esistenza
al suo interno di una sorta di vibrazione comune con la dimensione e la cultura
magica.
D’altra parte, ogni epoca
costruisce l’immagine del mondo in base ad una fede. O se vogliamo a un dogma.
Infatti, non esiste posizione filosofica o scientifica senza dogmi:
<<L’empirismo ha i suoi dogmi, il criticismo kantiano ha i suoi dogmi,
l’idealismo ha i suoi dogmi, lo scetticismo ha i suoi dogmi. La filosofia è
dogmatica per definizione>> (M. Malatesta, Fondazione della logica pragmatica
transculturale,
Volume I, Logica
dei deittici – I pronominali personali, Nova Millennium Romae, Roma 2006, p. 10). Nessuna
posizione esistenziale può dunque determinarsi senza solidi appoggi dai quali
prendere avvio. Scienza compresa.
Uno degli irrinunciabili dogmi
della fisica moderna è senz’altro costituito dal modello eliocentrico,
nonostante i suoi rimandi carsici alla metafisica solare che lo sottende.
Nonostante il suo difficile rapporto con la realtà dei sensi (i quali non
registrano moti terrestri) e con la realtà dei fatti (che non producono prove
evidenti del moto terrestre, al contrario di quello del sole forse fin troppo
evidente). Peraltro, l’immagine eliocentrica si è rafforzata in questi secoli
alimentandosi del “cibo sottile” della ragione umana, strutturata secondo gli
indirizzi culturali (massonici) moderni, diventando così sempre più “concreta”,
rispetto ad una realtà sempre più “idealizzata”.
Il sole tuttavia non ha perso
quei riferimenti “mistici” ai quali abbiamo alluso. La nostra stella, oltre ad
essere rappresentata formalmente come una normale “nana gialla” in equilibrio
stabile ecc., in certi ambiti continua ad essere intesa in base al proprio
risvolto magico. Ossia, come: <<il corpo astrale dominante e centrale, associato ad
divino neoplatonico e cabalistico da cui le forze irradiavano fino al resto
dell’universo>> (M. D. Bailey, Magia e superstizione in Europa
dall’Antichità ai nostri giorni, Lindau, Torino 2008).
Grande errore dunque ritenere
che il misticismo solare sia un retaggio appartenente ad un passato ormai
finito. È vero che gli imperi classici e le figure imperiali sono in disuso e
difficilmente riproponibili nello stato attuale delle cose. Ma è anche vero che
il demone solare non è scomparso dalla circolazione, il suo tempo non è ancora
concluso, anche se è prossimo alla fine.
Nel frattempo, dissimulando la
sua presenza attraverso i canoni della scienza, il demone solare agisce più che
mai attraverso la rete dei suoi sostenitori occulti, i quali estendono la sua
azione nell’ambito sociale
contemporaneo, dopo l’occultamento patito nel Medioevo, alimentando e
diffondendo i vari simboli che lo rappresentano. Tra i quali, la stella a cinque
punte ed il fatidico 666. Quest’ultimo, celato persino nel frontespizio del
libro che diede origine all’età moderna, il galileiano Dialogo sui due massimi
sistemi. Del
quale abbiamo più volte riferito.

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