Il Sistema Solare:
tra geocentrismo ed eliocentrismo,
fino ai giorni nostri
tra geocentrismo ed eliocentrismo,
fino ai giorni nostri
Come tutti sappiamo, la Terra è parte del Sistema Solare, ossia quell'insieme di pianeti, di diversa natura e dimensione, che ruotano intorno ad una stella, nel nostro caso il Sole, che fornisce loro luce e calore, sotto forma di radiazione elettromagnetica. Questa concezione del "Sistema" è detta "Eliocentrica", in quanto pone il Sole al centro del Sistema, verità che oggi trova riscontro non solo nelle osservazioni astronomiche molto più raffinate e complesse rispetto a quelle dei tempi andati, ma anche da prove tangibili, quali le immagini del sistema solare scattate dalle varie sonde che l'Uomo ha inviato nel Cosmo per l'esplorazione dello Spazio.
Questa verità, non è stata però sempre accettata e riconosciuta, almeno nel mondo occidentale. Questo perché i temi dell'Universo e di come fossero organizzate le stelle e i pianeti è sempre stato, in tutte le culture e religioni cui l'uomo ha dato origine, un argomento di dibattito e di scontro, poiché le implicazioni di ordine filosofico, fisico, sociale, morale, religioso, politico, ecc., erano tante e, non sempre, delle verità potevano avvalorare alcune credenze, affermazioni, tradizioni, ecc. Quindi, il sapere, la "conoscenza", era addomesticata per adattarla ad una "certa visione delle cose", a cui tutti dovevano credere come verità, permettendo a poche persone, ad una elite, di giustificare e assicurare la loro supremazia e, quindi, il loro potere. Poiché il nostro intento è quello di mettere il navigatore nelle condizioni di avere le giuste conoscenze di base per meglio comprendere quanto è riportato nelle pagine successive, ci limiteremo a trattare l'argomento solo nell'ambito della nostra cultura occidentale, senza approfondire i vari sistemi che altre culture della Terra hanno sviluppato.
Nell'ambito del mondo occidentale ove la nostra cultura è inserita, la visione eliocentrica del Sistema Sole-Pianeti, comincia a muovere i primi passi nell'ambito delle Scuole Pitagoriche dell'antica Grecia, che cercavano di superare la concezione scientifico-filosofica allora vigente, detta "Geocentrica".
Il "Geocentrismo" aveva avuto in Eudosso di Cnido, famoso matematico e astronomo della prima metà del IV sec. a.c., il suo fautore, il quale poneva al centro di tutto, quindi anche dell'Universo, la Terra con la sua atmosfera. Essa viene inserita in una "Sfera centrale", detta anche sublunare, mentre intorno ad essa si muovevano delle "Sfere" dette "Omocentriche", cioè che avevano tutte il proprio centro coincidente con quello della Terra. Eudosso spiegava i moti celesti in questo modo: egli prevedeva 26 "sfere" per gli "astri erranti", di cui 3 ciascuno servivano al Sole e alla Luna, mentre i cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) avevano 4 "sfere" ciascuno. Le stelle, invece, erano fissate su una sfera cristallina di un certo spessore, la quale girava intorno all'asse della Terra a velocità costante. Il movimento di queste sfere era affidato ad altre sfere contigue: quella più esterna, girando sullo stesso asse della Terra, nonché dotata di moto proprio, trascina la sfera immediatamente più interna, la quale assume un moto proprio poiché gira intorno ad un altro asse. In questa maniera il moto si trasmetteva via via alle sfere più interne, cosicché l'ultima sfera di ciascun astro finiva col portare l'astro stesso all'equatore. In ultima analisi, in questo sistema fortemente meccanicistico, gli astri di Eudosso rimanendo incastonati nelle proprie sfere di appartenenza, originavano ciascuno un moto circolare uniforme e costante nel tempo, quindi immutabile e di per se impeccabile, in quanto è generato da una sfera, oggetto considerato perfetto nella cultura dell'epoca. L'unica cosa imperfetta di tutto il sistema e del Cosmo era la sfera centrale, ossia la Terra, perché permetteva sia moti rettilinei sia perché era mutevole in virtù delle manifestazioni della Natura.
A questo sistema furono apportate, nel corso dei secoli, alcune modifiche, tese a perfezionarlo. Callippo di Cizico (circa 370 a.C.-circa 300 a.C.), astronomo greco che fu allievo di Polemarco di Cizico (quest'ultimo era stato allievo di Eudosso), in virtù di questi studi, egli introdusse altre 7 sfere omocentriche: 2 ciascuno per il Sole e la Luna; 1 ciascuna per Mercurio, Venere e Marte. A Callippo, comunque, si devono i suoi studi sulla durata delle stagioni, che li definisce come intervalli fra l'alternarsi di equinozi e solstizi, nonché sulla durata dell'anno e mese lunare medio (ciclo Callippico), che rivedeva completamente il "ciclo Metonico" fino ad allora usato: l'errore così compiuto nel calcolo dei cicli lunari passò da 20 minuti a 22 secondi. Un'ulteriore perfezionamento fu introdotto da Aristotele che aggiunse altre 16 sfere. Bisogna anche dire che l'astronomo e storico italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (Savigliano, 14/03/1835 - Milano, 04/07/1910) dimostrò che le "sfere Omocentriche" di Eudosso, a differenza di quelle usate da molti astronomi di epoche successive, non erano concepite come sfere materiali, ma solo come elementi di un algoritmo di calcolo analogo alla moderna Serie di Fourier, ossia una rappresentazione matematica di una funzione periodica.
Nel mondo filosofico-scientifico greco, sempre fervente di nuovi studi, non tutti accentavano la teoria geocentrica, in quanto limitata e troppo meccanicistica nel rappresentare la Natura nelle sue varie manifestazioni. Ad esempio nelle scuole Pitagoriche furono avanzate delle teorie di tipo eliocentrico che non riuscendo a fornire spiegazioni convincenti, stentavano ad affermarsi. Comunque, solo con Eraclide Pontico (Eraclea, 385-322 a.C.), formatosi probabilmente nella scuola di Aristotele, vengono formulate e presentate delle teorie valide e convincenti: egli spiegò il susseguirsi del giorno e della notte come conseguenza del moto della Terra, da occidente ad oriente, intorno al proprio asse. È anche probabile che inserì nel sistema eliocentrico anche Venere e Mercurio. Bisogna però aspettare un altro secolo, la seconda metà del III sec. a.C., affinché Aristarco da Samo riesca a formulare e dimostrare un sistema eliocentrico simile a come noi oggi lo conosciamo. Infatti, egli ipotizzò che sia il Sole, sia le Stelle Fisse, fossero immobili, mentre la Terra girasse intorno al Sole descrivendo un'orbita circolare, concordando così con Eraclide Pontico sul movimento rotatorio della Terra intorno al proprio asse; inoltre, aggiunse che questi era inclinato rispetto all'eclittica, ossia al piano dell'orbita che la Terra descrive intorno al Sole (movimento di rivoluzione), generando il fenomeno climatico delle stagioni. Purtroppo, gli scritti di Aristarco non sono mai giunti fino ai nostri giorni, per cui non abbiamo avuto modo di valutare nell'interezza la sua teoria eliocentrica; di lui abbiamo solo delle testimonianze citate in altri scritti, come nell'Arenario di Archimede. Quest'ultimo, inoltre, ci riferisce che Aristarco fu attaccato scientificamente dai suoi contemporanei, perché se la Terra fosse stata in movimento avrebbe provocato anche una diversa posizione delle stelle fisse negli anni. Egli superò l'opposizione dicendo che ciò era dovuto alla grande distanza che separava la Terra dalle Stelle fisse, infinitamente maggiore di quella fra Terra e Sole. Quindi, i movimenti erano così lenti e infinitesimi, che solo a distanza di moltissimi anni si potevano notare delle variazioni.
L'eliocentrismo di Aristarco ebbe però un acerrimo nemico in Claudio Tolomeo (ca. 100- ca. 175 d.C.), astronomo greco vissuto ad Alessandria d'Egitto, autore di diverse opere di natura geografica ed Astronomica, tali da divenire punti di riferimento per quasi 1500 anni, fino alle nuove scoperte geografiche e astronomiche e l'affermarsi del sistema copernicano. Alla luce delle sue conoscenze astronomiche che gli derivavano dalla conoscenza della cultura greca e babilonese, riprese il lavoro di Ipparco, vissuto 3 secoli prima, formulando una teoria, detta Tolemaica, o Sistema Tolemaico. Detta teoria è ampiamente descritta nella sua opera più famosa, "Mathematikè Syntaxis" (trattato Matematico), meglio noto come l'Almagesto (dal nome arabo dell'opera: Al-Magisti, a sua volta adattamento della parola greca "Megíste", dovuto al fatto che la conoscenza di gran parte della scienza e filosofia greca nell'occidente europeo si è avuta grazie all'opera di traduzione dall'arabo al latino operata da Gerardo da Cremona nel XII sec.). Forte dei suoi studi, nell'opera egli si mostra sicuro della centralità ed immobilità della Terra nell'Universo rifiutando a priori, già nell'introduzione, qualsiasi teoria eliocentrica, con le quali polemizza argomentando le sue tesi con diverse disquisizioni filosofiche. Comunque, le informazioni e gli strumenti di calcolo forniti nella parte centrale dell'opera su stelle, pianeti, costellazioni, ecc., furono sufficientemente precisi a garantire per più di 1000 anni ad astronomi, naviganti, astrologi, sia arabi, sia europei, quanto abbisognava loro per lo svolgimento delle loro attività. Infatti, vi si trovava un elenco di ben 48 costellazioni, che costituisce un antesignano del sistema delle costellazioni moderne, benché si mostra deficitario della descrizione del cielo della parte australe (emisfero Sud, quello che sta sotto l'equatore) del pianeta, nonché il modo su come costruire la "tavola delle corde", cioè un sistema che aiutava a operare con le funzioni trigonometriche allora adoperate.
Una mano all'affermarsi della teoria tolemaica è stata sicuramente data dalla Chiesa Cattolica. Infatti, quest'ultima avallò detta teoria in base ad un versetto del capitolo X del "Libro di Giosué" dell'Antico Testamento della "Sacra Bibbia", che recita: "Fermati, o Sole!". Sicuramente affermazioni simili sarebbero insufficienti ai giorni nostri a giustificare delle "credenze" e/o degli atteggiamenti delle "autorità costituite" che vedevano nelle nuove teorie dei "liberi pensatori" dei pericoli per il loro potere. Così, spesso, nel corso dei secoli, si preferiva ricorrere a forme coercitive che imponessero e ricostituissero "la visione" dell'ordine costituito: la storia dell'uomo è piena di periodi in cui il potere sia religioso sia politico è trasceso nel fanatismo, ricorrendo alla violenza per affermare e salvaguardare chi esercitava quel determinato potere. Ricordiamo, ad esempio, i tribunali ecclesiastici speciali della "Santa Inquisizione". Quest'ultima, nota anche come "Sant'Uffizio" ed oggi ancora esistente con la denominazione di "Congregazione per la Dottrina della Fede" - CDF - (istituto della Curia Romana incaricato di vigilare sulla purezza della "Dottrina" della Chiesa Cattolica), fu istituita dal Vaticano, con la complicità dei sovrani dei vari stati, per ostacolare con mezzi cruenti e violenti ogni tipo di fermento religioso, culturale, scientifico, filosofico, sociale, ecc. che si verificava. Essa operò già nel Medioevo, anche se con denominazione differente, e proseguì per vari periodi storici, come nel Rinascimento che nei secoli successivi. Come ben sappiamo, molti furono "gli omicidi" commessi in nome di Dio, e fra questi ricordiamo Giovanna D'Arco, Giordano Bruno, ecc..
Il primo che osò sfidare con nuove ipotesi il clima di terrore che l'Inquisizione suscitava, fu sicuramente l'astronomo italiano Niccolò Copernico (1473-1543). Attraverso i suoi studi e le sue osservazioni, nonché probabilmente alla luce di alcuni studi arabi che riprendevano le teorie eliocentriche greche, dal 1506 al 1530 egli scrisse De Revolutionibus Orbium Coelestium (Le rivoluzioni dei Mondi Celesti). In quest'opera egli modifica la teoria tolemaica, sostituendo il Sole alla Terra, quale centro del sistema, nonché istituisce una serie di calcoli che semplificano notevolmente il lavoro degli astronomi. Questa "rivoluzione astronomica" ha in se delle implicazioni anche di ordine filosofico e teologico, poiché l'uomo perde la centralità metafisica dell'intera Creazione, dell'Universo, in quanto non si distingue più né un centro né una periferia, contrariamente a quanto finora affermato dalla Chiesa Cattolica nonché dalla filosofia aristotelica. Inoltre, si stabilisce una omogeneità dell'intero Universo, ovunque soggetto alle stesse leggi fisico-matematiche. L'opera di Copernico, però, fu pubblicata solo nel 1543, poco dopo la sua morte. Suscitò sicuramente un dibattito nella comunità scientifica che nelle autorità ecclesiastiche, ma la sapiente operazione strategica che Copernico fece, gli evitarono di avere infangata la sua immagine. Infatti, l'opera fu dedicata al Papa Paolo III, ma soprattutto la stessa contiene una prefazione formulata da Osiandro, che sostiene che quanto descritto nell'Opera era solo uno strumento matematico che non intendeva, in modo assoluto, rappresentare la realtà.
Altrettanto fortunato, invece, non fu Galileo Galilei (15/02/1564 - 8/01/1642). Infatti, a seguito delle prime osservazioni e studi astronomici condotti dallo stesso col "telescopio", strumento che egli stesso inventò, riprese "l'ipotesi" eliocentrica avanzata da Niccolò Copernico, innalzandola a vera e propria "tesi" scientifica, quindi dando un connotato di "verità" che contrastava con la posizione ufficiale della Chiesa. Naturalmente, questo portò l'Inquisizione ad occuparsi di Galileo Galilei, così da essere accusato di eresia e di rischiare di finire sul rogo. Come la storia racconta, egli fu costretto "all'atto di abiura" della sua teoria eliocentrica nel processo che subì, concludendo il quale, si dice, egli sussurrò la famosa frase "eppur si muove".
Il contributo dato da Copernico e Galileo Galilei non fu vano. Infatti, qualche decennio dopo quest'ultimo, la comunità scientifica aveva cominciato a sposare apertamente tale teoria che il Sant'Uffizio non poté più operare alcuna censura. Così, sia Keplero, sia Isaac Newton apportarono successivamente delle correzioni, finché non arriviamo ai nostri giorni, ove l'astronomia, con i suoi potenti mezzi, ha dimostrato quanto giuste erano le tesi di Galilei e quanto fanatismo abbia caratterizzato l'azione del Sant'Uffizio e della Chiesa stessa.
Questa verità, non è stata però sempre accettata e riconosciuta, almeno nel mondo occidentale. Questo perché i temi dell'Universo e di come fossero organizzate le stelle e i pianeti è sempre stato, in tutte le culture e religioni cui l'uomo ha dato origine, un argomento di dibattito e di scontro, poiché le implicazioni di ordine filosofico, fisico, sociale, morale, religioso, politico, ecc., erano tante e, non sempre, delle verità potevano avvalorare alcune credenze, affermazioni, tradizioni, ecc. Quindi, il sapere, la "conoscenza", era addomesticata per adattarla ad una "certa visione delle cose", a cui tutti dovevano credere come verità, permettendo a poche persone, ad una elite, di giustificare e assicurare la loro supremazia e, quindi, il loro potere. Poiché il nostro intento è quello di mettere il navigatore nelle condizioni di avere le giuste conoscenze di base per meglio comprendere quanto è riportato nelle pagine successive, ci limiteremo a trattare l'argomento solo nell'ambito della nostra cultura occidentale, senza approfondire i vari sistemi che altre culture della Terra hanno sviluppato.
Nell'ambito del mondo occidentale ove la nostra cultura è inserita, la visione eliocentrica del Sistema Sole-Pianeti, comincia a muovere i primi passi nell'ambito delle Scuole Pitagoriche dell'antica Grecia, che cercavano di superare la concezione scientifico-filosofica allora vigente, detta "Geocentrica".
Il "Geocentrismo" aveva avuto in Eudosso di Cnido, famoso matematico e astronomo della prima metà del IV sec. a.c., il suo fautore, il quale poneva al centro di tutto, quindi anche dell'Universo, la Terra con la sua atmosfera. Essa viene inserita in una "Sfera centrale", detta anche sublunare, mentre intorno ad essa si muovevano delle "Sfere" dette "Omocentriche", cioè che avevano tutte il proprio centro coincidente con quello della Terra. Eudosso spiegava i moti celesti in questo modo: egli prevedeva 26 "sfere" per gli "astri erranti", di cui 3 ciascuno servivano al Sole e alla Luna, mentre i cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) avevano 4 "sfere" ciascuno. Le stelle, invece, erano fissate su una sfera cristallina di un certo spessore, la quale girava intorno all'asse della Terra a velocità costante. Il movimento di queste sfere era affidato ad altre sfere contigue: quella più esterna, girando sullo stesso asse della Terra, nonché dotata di moto proprio, trascina la sfera immediatamente più interna, la quale assume un moto proprio poiché gira intorno ad un altro asse. In questa maniera il moto si trasmetteva via via alle sfere più interne, cosicché l'ultima sfera di ciascun astro finiva col portare l'astro stesso all'equatore. In ultima analisi, in questo sistema fortemente meccanicistico, gli astri di Eudosso rimanendo incastonati nelle proprie sfere di appartenenza, originavano ciascuno un moto circolare uniforme e costante nel tempo, quindi immutabile e di per se impeccabile, in quanto è generato da una sfera, oggetto considerato perfetto nella cultura dell'epoca. L'unica cosa imperfetta di tutto il sistema e del Cosmo era la sfera centrale, ossia la Terra, perché permetteva sia moti rettilinei sia perché era mutevole in virtù delle manifestazioni della Natura.
A questo sistema furono apportate, nel corso dei secoli, alcune modifiche, tese a perfezionarlo. Callippo di Cizico (circa 370 a.C.-circa 300 a.C.), astronomo greco che fu allievo di Polemarco di Cizico (quest'ultimo era stato allievo di Eudosso), in virtù di questi studi, egli introdusse altre 7 sfere omocentriche: 2 ciascuno per il Sole e la Luna; 1 ciascuna per Mercurio, Venere e Marte. A Callippo, comunque, si devono i suoi studi sulla durata delle stagioni, che li definisce come intervalli fra l'alternarsi di equinozi e solstizi, nonché sulla durata dell'anno e mese lunare medio (ciclo Callippico), che rivedeva completamente il "ciclo Metonico" fino ad allora usato: l'errore così compiuto nel calcolo dei cicli lunari passò da 20 minuti a 22 secondi. Un'ulteriore perfezionamento fu introdotto da Aristotele che aggiunse altre 16 sfere. Bisogna anche dire che l'astronomo e storico italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (Savigliano, 14/03/1835 - Milano, 04/07/1910) dimostrò che le "sfere Omocentriche" di Eudosso, a differenza di quelle usate da molti astronomi di epoche successive, non erano concepite come sfere materiali, ma solo come elementi di un algoritmo di calcolo analogo alla moderna Serie di Fourier, ossia una rappresentazione matematica di una funzione periodica.
Nel mondo filosofico-scientifico greco, sempre fervente di nuovi studi, non tutti accentavano la teoria geocentrica, in quanto limitata e troppo meccanicistica nel rappresentare la Natura nelle sue varie manifestazioni. Ad esempio nelle scuole Pitagoriche furono avanzate delle teorie di tipo eliocentrico che non riuscendo a fornire spiegazioni convincenti, stentavano ad affermarsi. Comunque, solo con Eraclide Pontico (Eraclea, 385-322 a.C.), formatosi probabilmente nella scuola di Aristotele, vengono formulate e presentate delle teorie valide e convincenti: egli spiegò il susseguirsi del giorno e della notte come conseguenza del moto della Terra, da occidente ad oriente, intorno al proprio asse. È anche probabile che inserì nel sistema eliocentrico anche Venere e Mercurio. Bisogna però aspettare un altro secolo, la seconda metà del III sec. a.C., affinché Aristarco da Samo riesca a formulare e dimostrare un sistema eliocentrico simile a come noi oggi lo conosciamo. Infatti, egli ipotizzò che sia il Sole, sia le Stelle Fisse, fossero immobili, mentre la Terra girasse intorno al Sole descrivendo un'orbita circolare, concordando così con Eraclide Pontico sul movimento rotatorio della Terra intorno al proprio asse; inoltre, aggiunse che questi era inclinato rispetto all'eclittica, ossia al piano dell'orbita che la Terra descrive intorno al Sole (movimento di rivoluzione), generando il fenomeno climatico delle stagioni. Purtroppo, gli scritti di Aristarco non sono mai giunti fino ai nostri giorni, per cui non abbiamo avuto modo di valutare nell'interezza la sua teoria eliocentrica; di lui abbiamo solo delle testimonianze citate in altri scritti, come nell'Arenario di Archimede. Quest'ultimo, inoltre, ci riferisce che Aristarco fu attaccato scientificamente dai suoi contemporanei, perché se la Terra fosse stata in movimento avrebbe provocato anche una diversa posizione delle stelle fisse negli anni. Egli superò l'opposizione dicendo che ciò era dovuto alla grande distanza che separava la Terra dalle Stelle fisse, infinitamente maggiore di quella fra Terra e Sole. Quindi, i movimenti erano così lenti e infinitesimi, che solo a distanza di moltissimi anni si potevano notare delle variazioni.
L'eliocentrismo di Aristarco ebbe però un acerrimo nemico in Claudio Tolomeo (ca. 100- ca. 175 d.C.), astronomo greco vissuto ad Alessandria d'Egitto, autore di diverse opere di natura geografica ed Astronomica, tali da divenire punti di riferimento per quasi 1500 anni, fino alle nuove scoperte geografiche e astronomiche e l'affermarsi del sistema copernicano. Alla luce delle sue conoscenze astronomiche che gli derivavano dalla conoscenza della cultura greca e babilonese, riprese il lavoro di Ipparco, vissuto 3 secoli prima, formulando una teoria, detta Tolemaica, o Sistema Tolemaico. Detta teoria è ampiamente descritta nella sua opera più famosa, "Mathematikè Syntaxis" (trattato Matematico), meglio noto come l'Almagesto (dal nome arabo dell'opera: Al-Magisti, a sua volta adattamento della parola greca "Megíste", dovuto al fatto che la conoscenza di gran parte della scienza e filosofia greca nell'occidente europeo si è avuta grazie all'opera di traduzione dall'arabo al latino operata da Gerardo da Cremona nel XII sec.). Forte dei suoi studi, nell'opera egli si mostra sicuro della centralità ed immobilità della Terra nell'Universo rifiutando a priori, già nell'introduzione, qualsiasi teoria eliocentrica, con le quali polemizza argomentando le sue tesi con diverse disquisizioni filosofiche. Comunque, le informazioni e gli strumenti di calcolo forniti nella parte centrale dell'opera su stelle, pianeti, costellazioni, ecc., furono sufficientemente precisi a garantire per più di 1000 anni ad astronomi, naviganti, astrologi, sia arabi, sia europei, quanto abbisognava loro per lo svolgimento delle loro attività. Infatti, vi si trovava un elenco di ben 48 costellazioni, che costituisce un antesignano del sistema delle costellazioni moderne, benché si mostra deficitario della descrizione del cielo della parte australe (emisfero Sud, quello che sta sotto l'equatore) del pianeta, nonché il modo su come costruire la "tavola delle corde", cioè un sistema che aiutava a operare con le funzioni trigonometriche allora adoperate.
Una mano all'affermarsi della teoria tolemaica è stata sicuramente data dalla Chiesa Cattolica. Infatti, quest'ultima avallò detta teoria in base ad un versetto del capitolo X del "Libro di Giosué" dell'Antico Testamento della "Sacra Bibbia", che recita: "Fermati, o Sole!". Sicuramente affermazioni simili sarebbero insufficienti ai giorni nostri a giustificare delle "credenze" e/o degli atteggiamenti delle "autorità costituite" che vedevano nelle nuove teorie dei "liberi pensatori" dei pericoli per il loro potere. Così, spesso, nel corso dei secoli, si preferiva ricorrere a forme coercitive che imponessero e ricostituissero "la visione" dell'ordine costituito: la storia dell'uomo è piena di periodi in cui il potere sia religioso sia politico è trasceso nel fanatismo, ricorrendo alla violenza per affermare e salvaguardare chi esercitava quel determinato potere. Ricordiamo, ad esempio, i tribunali ecclesiastici speciali della "Santa Inquisizione". Quest'ultima, nota anche come "Sant'Uffizio" ed oggi ancora esistente con la denominazione di "Congregazione per la Dottrina della Fede" - CDF - (istituto della Curia Romana incaricato di vigilare sulla purezza della "Dottrina" della Chiesa Cattolica), fu istituita dal Vaticano, con la complicità dei sovrani dei vari stati, per ostacolare con mezzi cruenti e violenti ogni tipo di fermento religioso, culturale, scientifico, filosofico, sociale, ecc. che si verificava. Essa operò già nel Medioevo, anche se con denominazione differente, e proseguì per vari periodi storici, come nel Rinascimento che nei secoli successivi. Come ben sappiamo, molti furono "gli omicidi" commessi in nome di Dio, e fra questi ricordiamo Giovanna D'Arco, Giordano Bruno, ecc..
Il primo che osò sfidare con nuove ipotesi il clima di terrore che l'Inquisizione suscitava, fu sicuramente l'astronomo italiano Niccolò Copernico (1473-1543). Attraverso i suoi studi e le sue osservazioni, nonché probabilmente alla luce di alcuni studi arabi che riprendevano le teorie eliocentriche greche, dal 1506 al 1530 egli scrisse De Revolutionibus Orbium Coelestium (Le rivoluzioni dei Mondi Celesti). In quest'opera egli modifica la teoria tolemaica, sostituendo il Sole alla Terra, quale centro del sistema, nonché istituisce una serie di calcoli che semplificano notevolmente il lavoro degli astronomi. Questa "rivoluzione astronomica" ha in se delle implicazioni anche di ordine filosofico e teologico, poiché l'uomo perde la centralità metafisica dell'intera Creazione, dell'Universo, in quanto non si distingue più né un centro né una periferia, contrariamente a quanto finora affermato dalla Chiesa Cattolica nonché dalla filosofia aristotelica. Inoltre, si stabilisce una omogeneità dell'intero Universo, ovunque soggetto alle stesse leggi fisico-matematiche. L'opera di Copernico, però, fu pubblicata solo nel 1543, poco dopo la sua morte. Suscitò sicuramente un dibattito nella comunità scientifica che nelle autorità ecclesiastiche, ma la sapiente operazione strategica che Copernico fece, gli evitarono di avere infangata la sua immagine. Infatti, l'opera fu dedicata al Papa Paolo III, ma soprattutto la stessa contiene una prefazione formulata da Osiandro, che sostiene che quanto descritto nell'Opera era solo uno strumento matematico che non intendeva, in modo assoluto, rappresentare la realtà.
Altrettanto fortunato, invece, non fu Galileo Galilei (15/02/1564 - 8/01/1642). Infatti, a seguito delle prime osservazioni e studi astronomici condotti dallo stesso col "telescopio", strumento che egli stesso inventò, riprese "l'ipotesi" eliocentrica avanzata da Niccolò Copernico, innalzandola a vera e propria "tesi" scientifica, quindi dando un connotato di "verità" che contrastava con la posizione ufficiale della Chiesa. Naturalmente, questo portò l'Inquisizione ad occuparsi di Galileo Galilei, così da essere accusato di eresia e di rischiare di finire sul rogo. Come la storia racconta, egli fu costretto "all'atto di abiura" della sua teoria eliocentrica nel processo che subì, concludendo il quale, si dice, egli sussurrò la famosa frase "eppur si muove".
Il contributo dato da Copernico e Galileo Galilei non fu vano. Infatti, qualche decennio dopo quest'ultimo, la comunità scientifica aveva cominciato a sposare apertamente tale teoria che il Sant'Uffizio non poté più operare alcuna censura. Così, sia Keplero, sia Isaac Newton apportarono successivamente delle correzioni, finché non arriviamo ai nostri giorni, ove l'astronomia, con i suoi potenti mezzi, ha dimostrato quanto giuste erano le tesi di Galilei e quanto fanatismo abbia caratterizzato l'azione del Sant'Uffizio e della Chiesa stessa.
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