VOTARE OGGI è MORALE O IMMORALE?
ribadisco che a mio giudizio votare adesso non è come applicare la dottrina del male minore, nel mare magnum della politica italiana, e con la crisi che attraversa il cattolicesimo, si arriverà comunque ai matrimoni gay anche votando il più cristiano dei partiti.. vi è alla base della situazione italiana una lacuna di valori e di intenti che non permetterà mai di ...fare un muro contro il laicismo dilagante, a meno che Dio non susciti veri politici cattolici santi; al massimo si può tamponare per un pò la diga di un disfacelo sociale che sta x straripare, ma ci vuole ben altro di un pdl o di un centro per incidere veramente, non parliamo poi di monti, che è un massone e si spaccia x cattolico col sostegno del vaticano.. insomma votare oggi è come dire che esiste una magia nera e una magia bianca, quando sappiamo che tutte e due sono nefaste, dunque sarebbe sempre e comunque un atto almeno potenzialmente peccaminoso se non negli intenti ma si nella pratica e nelle conseguenze da parte di un cattolico; e qui che si inserisce l'altra metà, credo poco conosciuta, della dottrina del male minore, ovvero quel male minore che non è più da considerarsi come tale in senso cattolico, infatti il male minore non è più tale quando si decide di scegliere tra un peccato più piccolo rispetto a un altro, il principio è che non si può scegliere tra due peccati in quanto essi rimangono per essenza offesa a Dio, e x me votare oggi significa radicalmente questo..
ribadisco che a mio giudizio votare adesso non è come applicare la dottrina del male minore, nel mare magnum della politica italiana, e con la crisi che attraversa il cattolicesimo, si arriverà comunque ai matrimoni gay anche votando il più cristiano dei partiti.. vi è alla base della situazione italiana una lacuna di valori e di intenti che non permetterà mai di ...fare un muro contro il laicismo dilagante, a meno che Dio non susciti veri politici cattolici santi; al massimo si può tamponare per un pò la diga di un disfacelo sociale che sta x straripare, ma ci vuole ben altro di un pdl o di un centro per incidere veramente, non parliamo poi di monti, che è un massone e si spaccia x cattolico col sostegno del vaticano.. insomma votare oggi è come dire che esiste una magia nera e una magia bianca, quando sappiamo che tutte e due sono nefaste, dunque sarebbe sempre e comunque un atto almeno potenzialmente peccaminoso se non negli intenti ma si nella pratica e nelle conseguenze da parte di un cattolico; e qui che si inserisce l'altra metà, credo poco conosciuta, della dottrina del male minore, ovvero quel male minore che non è più da considerarsi come tale in senso cattolico, infatti il male minore non è più tale quando si decide di scegliere tra un peccato più piccolo rispetto a un altro, il principio è che non si può scegliere tra due peccati in quanto essi rimangono per essenza offesa a Dio, e x me votare oggi significa radicalmente questo..
Massimo Pili
**************
IL BENE MAGGIORE è CRISTO-RE
essere uomini significa innanzi tutto scegliere per il bene maggiore, senza scendere a compromessi con il male, il male minore che molti cattolici finti o confusi predicano sotto lo stendardo di un finto dovere umanistico verso la società civile, è buonismo a buon mercato; se il concetto di male minore di questi signori è ingolfarsi nello sterco del mondo, dicendo ch...e una cacca più scura è meglio di una più chiara, essi non scelgono il male minore ma semplicemente lo sterco: questo significa compromettersi col mondo, cioè col male e il peccato che i politici nostrani hanno sin qui dimostrato, sin anche quei cattolici politici con il loro cristianesimo annacquato.. la loro acqua è acqua sporca, lavereste i panni sporchi dei vostri figli con la fogna?
.. credo che prima di pensare a tutti quei morti che con il loro sacrificio hanno permesso a noi di votare, dovremo guardare all'unico vero martire che è Cristo, morto per salvarci e, anche, per darci la possibilità e la libertà di sceglierlo radicalmente come lui radicalmente ha dato la vita per noi, e se per fare questo bisogna astenersi dal voto questo è scegliere il BENE MAGGIORE che è Lui, senza ripiegarsi miserabilmente in inciucci inutili e dannosi con il mondo, con i suoi idoli e vanità!
.. qualcuno mi ha detto: pensa se nessuno votasse, cosa succederebbe? Io ho risposto il vuoto.. ma il vuoto da una mancanza di male che si può riempire con la pienezza della vita e della grazia della verità, che promana da Cristo Re su tutti i popoli e nazioni, attraverso la sua Chiesa santa in terra!
Insomma, credo che chi consiglia di votare parlando di male minore e di diritto-dovere sociale, non ha veramente capito appieno che cosa sia il vero BENE MAGGIORE, Cristo, autentica cartina di tornasole per comprendere il vero male e i modi per difenderci da esso. Non ci si può trincerare dietro una interpretazione univoca della dottrina del male minore, univoca xchè incompleta e riduttiva non solo per la ignoranza rispetto ai contenuti fondanti di una corretta e tradizionale teologia morale cattolica, che esamina tutti i risvolti positivi e negativi di una data azione, con tutte le problematiche ad essa connesse, ma credo perchè fa comodo svuotare o ridurre la verità per avere meno problemi di coscenza ed essere più accomodanti con il mondo, che è la tentazione ricorrente per ogni cristiano.
essere uomini significa innanzi tutto scegliere per il bene maggiore, senza scendere a compromessi con il male, il male minore che molti cattolici finti o confusi predicano sotto lo stendardo di un finto dovere umanistico verso la società civile, è buonismo a buon mercato; se il concetto di male minore di questi signori è ingolfarsi nello sterco del mondo, dicendo ch...e una cacca più scura è meglio di una più chiara, essi non scelgono il male minore ma semplicemente lo sterco: questo significa compromettersi col mondo, cioè col male e il peccato che i politici nostrani hanno sin qui dimostrato, sin anche quei cattolici politici con il loro cristianesimo annacquato.. la loro acqua è acqua sporca, lavereste i panni sporchi dei vostri figli con la fogna?
.. credo che prima di pensare a tutti quei morti che con il loro sacrificio hanno permesso a noi di votare, dovremo guardare all'unico vero martire che è Cristo, morto per salvarci e, anche, per darci la possibilità e la libertà di sceglierlo radicalmente come lui radicalmente ha dato la vita per noi, e se per fare questo bisogna astenersi dal voto questo è scegliere il BENE MAGGIORE che è Lui, senza ripiegarsi miserabilmente in inciucci inutili e dannosi con il mondo, con i suoi idoli e vanità!
.. qualcuno mi ha detto: pensa se nessuno votasse, cosa succederebbe? Io ho risposto il vuoto.. ma il vuoto da una mancanza di male che si può riempire con la pienezza della vita e della grazia della verità, che promana da Cristo Re su tutti i popoli e nazioni, attraverso la sua Chiesa santa in terra!
Insomma, credo che chi consiglia di votare parlando di male minore e di diritto-dovere sociale, non ha veramente capito appieno che cosa sia il vero BENE MAGGIORE, Cristo, autentica cartina di tornasole per comprendere il vero male e i modi per difenderci da esso. Non ci si può trincerare dietro una interpretazione univoca della dottrina del male minore, univoca xchè incompleta e riduttiva non solo per la ignoranza rispetto ai contenuti fondanti di una corretta e tradizionale teologia morale cattolica, che esamina tutti i risvolti positivi e negativi di una data azione, con tutte le problematiche ad essa connesse, ma credo perchè fa comodo svuotare o ridurre la verità per avere meno problemi di coscenza ed essere più accomodanti con il mondo, che è la tentazione ricorrente per ogni cristiano.
Masimo Pili
**************
Cristo non ci ha mai detto di scegliere il cosiddetto male minore, che male rimane, perché è definito minore semplicemente perché rapportato ad altro male, ma noi dobbiamo rapportarci al Bene che è Cristo. Cristo ci ha detto di scegliere il Bene, è stato estremamente chiaro quando ha detto: "chi non è con me è contro di me". Perché se diamo un sostegno positivo al male, minore o maggiore che sia definito, siamo complici di quel male fatto. Nel 1868 in Italia c'era una situazione analoga a quella attuale, ossia uno strapotere della massoneria nel potere politico, e non solo in quello politico, due schieramenti uno di sinistra socialisteggiante e uno di destra liberale proprio come oggi. Il Papa, il beato Pio IX, non disse scegliete il male minore, lo Spirito Santo non lo avrebbe permesso, e tra due mali che si presentavano come false alternative, il beato Pio IX proclamò il «non expedit», ossia «non conviene», con cui vietò a tutti i cattolici di votare e di partecipare alla vita politica. Siamo certi che la scelta dell’allora Pontefice e Vicario di Cristo era sostenuta dallo Spirito Santo ed era finalizzata al Bene. In un sistema democratico un cattolico non ha il dovere assoluto di votare, infatti non esiste nessun documento del Magistero della Chiesa Cattolica che ci obbliga a votare, ma ha il dovere di concorrere all’edificazione di una società giusta, guidati dalla nostra coscienza cristiana, siamo chiamati a sostenere «un’azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune», questa azione passa anche attraverso il voto quando ci siano partiti o schieramenti che difendano il Bene.
Il relativismo etico è il fattore comune che unisce tutti gli attuali partiti. Durante il Governo Berlusconi abbiamo assistito alla crudele morte per eutanasia di Eluana Englaro e all’introduzione dell’aborto farmacologico (pillola abortiva), era un governo di centro-destra non era un governo abortista e eutanasista di centro-sinistra. Inoltre durante la legislatura che sta per chiudersi alla Commissione Giustizia della Camera sono state presentate tre proposte per il divorzio breve due di esponenti del PDL e una di un esponente del PD. Inoltre tre ministri del PDL Rotondi, Brunetta e Giovanardi hanno presentato proposte di legge per il riconoscimento delle coppie di fatto e di quelle omosessuali.
Recentemente è stato “sdoganato” l’incesto con una legge votata bipartisan da centro-destra e centro-sinistra pubblicizzata sui media come legge in favore dei figli naturali. Non esiste differenza tra gli attuali partiti, sono tutti sostenitori di antivalori, nessuno difende i principi non negoziabili. Alcuni cattolici oggi sostengono che i principi non negoziabili sono sostenuti da un partito o da uno schieramento piuttosto che da un altro, certamente in buona fede, questi fedeli cattolici idealizzano partiti, schieramenti e ideologie non analizzando la reale malvagia azione politica di tali partiti. Non siamo chiamati a fare tutto, e né a cambiare il mondo, ma ognuno di noi è chiamato a fare il Bene anche nei piccoli gesti quotidiani. Molto spesso si vota un partito definendolo il male minore, semplicemente perché ci si vuole lavare la coscienza della propria indifferenza e mancanza di volontà di agire concretamente in difesa e sostegno del Bene. C’è un dovere morale grave per i cattolici di sostenere attivamente la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, vi invito questa volta a non votare questi partiti e sostenere concretamente Italia Cristiana o movimenti analoghi che difendano i principi non negoziabili.
Ad Jesum per Mariam,
Fabrizio Verduchi
****************
nota di massimo pili: leggendo questo articolo non posso che non prendere atto della deriva relativistica della Chiesa contemporanea, e mi sembra di essere giunto a una conclusione rispetto alle mie riflessioni - basate anche su studi e ricerche - riguardanti l'argomento così invocato del male minore in ambienti cattolici: mi pare che oggi si confonda la dottrina sulla TOLLERANZA cristiana con il concetto umanistico di MALE MINORE, che non ha veri addentellati nella dottrina tradizionale della chiesa, se non per invalidarla nei suoi contenuti sostanziali - è vero che negli ultimi decenni la chiesa ha trattato in alcuni documenti della CEI questo argomento, ma lo ha fatto non richiamandosi a dei contenuti già presenti almeno in forma implicità nella tradizione del magistero della Chiesa, ne tanto meno al vangeli.. diversamente si può dire per la dottrina sulla TOLLERANZA, che non è quella tanto invocata in ambienti libertini della cultura laicista moderna, ma è la tolleranza cristiana, quella evangelica, per così dire, che, senza dover svuotare i capisaldi della fede e della morale cristiana, sa tollerare il male che non si può eliminare nell'immediato.. per comprenderci faccio alcuni esempi: la morale cattolica insegna ad aborrire la pratica omosessuale, in quanto contraria alla legge di Dio insegnata nella Sacra Sscrittura, specie nell'ANTICO TESTAMENTO; la morale cristiana insegna però ad amare i nemici, e con questa affermazione si può intendere non solo quelli che combattono il cristianesimo, ma anche i peccatori, in primis noi stessi, e ad accogliere quelli che ci disturbano.. se infatti avessi un amico omosessuale, lo amerei così com'è senza giudicarlo, perchè per un cristiano non si giudica in primis il peccatore ma il peccato.. dunque condannerei il peccato, che quella persona commette, ma amerei il peccatore.. e ciò l'ha insegnato Cristo stesso accogliendo i peccatori, non per giustificare la loro condotta, ma per aiutarli con l'esempio e poi con la parola a riconoscere il peccato e a vincerlo!
... se si iniziasse oggi, data la morale relativistica entrata nella morale cattolica, a giustificare anche in minima misura la pratica omosessuale, con la giustificazione per esempio che non si diventa omosessuali ma si nasce, come alcuni dicono, quella giustificazione non è più semplice tolleranza cristiana, ma è un venire a compromesso col peccato in se..; se oggi si giustificasse il peccato impuro solitario di un adolescente, apellandosi al fatto che a quell'età gli il ragazzo ha l'umore e gli ormoni in subbuglio, e che in fondo è un momento di transizione comprensibile, e più tardi superabile, non si aiuta un ragazzo a superare quell'empas, istruendolo cristianamente a prendere coscenza del male in se di quell'azione e a lottare, se pur serenamente contro quel vizio,ma lo si mette nella condizione di radicarlo ancor di più in quello stesso peccato. Il giovanotto infatti, troverà sempre nuove giustificazioni per assecondare la sua naturale concupiscenza, non essendo stato aiutato a superare quel problema con l'aiuto di Dio e della sua Grazia.
esempi di questo tipo se ne potrebbero fare molti, ma per tornare all'articolo di cui sopra, è evidente notare nelle parole del Papa il passaggio che v'è stato tra un correto concetto cristiano di tolleranza e un concetto anti-cristiano di tolleranza, che scade dall'essere appunto una tolleranza cristianamente intesa a un tipo di tolleranza umanistica e libertina; il vecchio detto " ama il peccatore ma non il peccato", o viceversa, odia il peccato ma non il peccatore, qui non esiste più.. se infatti ci si appella al male minore per giustificare l'uso del preservativo in determinati casi o ecezzioni, fosse pure un solo caso estremo, come quello rapresentato sopra, non si applica più la vera tolleranza ma si scade nel libertinismo morale.. se si apre una porticina al male morale, da sempre condannato da Dio e dalla sua chiesa, non si fa opera di carità - infatti data l'apertura del papa al preservativo, nessuno può più negare che, per gli stessi motivi invocati dal papa, sia lecito usare il preservativo anche in quelle regioni del mondo terzomondiste in cui la promisquità sessuale è la normalità, e che, a fronte di ciò, è giusto che le persone si proteggano artificialmente per ridurre il contagio mortale dell' AIDS a più persone possibile.. ( a parte il fatto che il papa da più importanza alla vita del corpo che alla vita e alla salute dell'anima, il papa ammette che sia possibile giustificare un azione peccaminosa con un altra azzione peccaminosa, considerata più piccola e a fronte di un bene maggiore, che appunto non è la salute dell'anima ma del corpo, per quanto importante e sacra ) .. se si nega un principio, che in quanto cristiano affonda la sua ragion d'essere in Dio e nella sua eterna legge sacra, non si fa la volonta di Dio ma la volontà del mondo!

**************
Cristo non ci ha mai detto di scegliere il cosiddetto male minore, che male rimane, perché è definito minore semplicemente perché rapportato ad altro male, ma noi dobbiamo rapportarci al Bene che è Cristo. Cristo ci ha detto di scegliere il Bene, è stato estremamente chiaro quando ha detto: "chi non è con me è contro di me". Perché se diamo un sostegno positivo al male, minore o maggiore che sia definito, siamo complici di quel male fatto. Nel 1868 in Italia c'era una situazione analoga a quella attuale, ossia uno strapotere della massoneria nel potere politico, e non solo in quello politico, due schieramenti uno di sinistra socialisteggiante e uno di destra liberale proprio come oggi. Il Papa, il beato Pio IX, non disse scegliete il male minore, lo Spirito Santo non lo avrebbe permesso, e tra due mali che si presentavano come false alternative, il beato Pio IX proclamò il «non expedit», ossia «non conviene», con cui vietò a tutti i cattolici di votare e di partecipare alla vita politica. Siamo certi che la scelta dell’allora Pontefice e Vicario di Cristo era sostenuta dallo Spirito Santo ed era finalizzata al Bene. In un sistema democratico un cattolico non ha il dovere assoluto di votare, infatti non esiste nessun documento del Magistero della Chiesa Cattolica che ci obbliga a votare, ma ha il dovere di concorrere all’edificazione di una società giusta, guidati dalla nostra coscienza cristiana, siamo chiamati a sostenere «un’azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune», questa azione passa anche attraverso il voto quando ci siano partiti o schieramenti che difendano il Bene.
Il relativismo etico è il fattore comune che unisce tutti gli attuali partiti. Durante il Governo Berlusconi abbiamo assistito alla crudele morte per eutanasia di Eluana Englaro e all’introduzione dell’aborto farmacologico (pillola abortiva), era un governo di centro-destra non era un governo abortista e eutanasista di centro-sinistra. Inoltre durante la legislatura che sta per chiudersi alla Commissione Giustizia della Camera sono state presentate tre proposte per il divorzio breve due di esponenti del PDL e una di un esponente del PD. Inoltre tre ministri del PDL Rotondi, Brunetta e Giovanardi hanno presentato proposte di legge per il riconoscimento delle coppie di fatto e di quelle omosessuali.
Recentemente è stato “sdoganato” l’incesto con una legge votata bipartisan da centro-destra e centro-sinistra pubblicizzata sui media come legge in favore dei figli naturali. Non esiste differenza tra gli attuali partiti, sono tutti sostenitori di antivalori, nessuno difende i principi non negoziabili. Alcuni cattolici oggi sostengono che i principi non negoziabili sono sostenuti da un partito o da uno schieramento piuttosto che da un altro, certamente in buona fede, questi fedeli cattolici idealizzano partiti, schieramenti e ideologie non analizzando la reale malvagia azione politica di tali partiti. Non siamo chiamati a fare tutto, e né a cambiare il mondo, ma ognuno di noi è chiamato a fare il Bene anche nei piccoli gesti quotidiani. Molto spesso si vota un partito definendolo il male minore, semplicemente perché ci si vuole lavare la coscienza della propria indifferenza e mancanza di volontà di agire concretamente in difesa e sostegno del Bene. C’è un dovere morale grave per i cattolici di sostenere attivamente la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, vi invito questa volta a non votare questi partiti e sostenere concretamente Italia Cristiana o movimenti analoghi che difendano i principi non negoziabili.
Ad Jesum per Mariam,
Fabrizio Verduchi
****************
- Autore: Danilo Quinto
- Data: 24 set 2012
- Categoria: Politica
- Visite: 5.241 views
- Commenti: 27
I cattolici e il male minore
Esiste una teoria di cattolici, prestigiosi e no, laici e prelati, numerosa e assordante, che ha solo l’obiettivo di perseguire il male minore. Di fatto, così, cooperano con il male. E su questo, non ci può essere discussione, perché questa cinica “strategia” ha già prodotto danni immensi nel nostro paese.
Su “Il Timone” n. 26 del luglio/agosto 2003, Mario Palmaro scriveva: “Pochi ricordano che la 194 è l’unica legge sull’aborto al mondo che porti la firma esclusivamente di uomini politici cattolici. Quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 maggio del 1978, essa porta in calce la firma di cinque politici dello Scudo crociato: il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e i ministri Tina Anselmi, Francesco Bonifacio, Tommaso Morlino, Filippo Maria Pandolfi. I membri dell’esecutivo della Dc avrebbero potuto dimettersi piuttosto che firmare una legge assolutamente inaccettabile, ma rimasero alloro posto ‘per il bene del Paese’. Il Capo dello Stato, anch’egli democristiano, Giovanni Leone, avrebbe potuto rimandare la legge 194 alle Camere per sospetta incostituzionalità, senza nemmeno dover rassegnare le dimissioni, in base all’articolo 74 della Costituzione. Invece, dopo soli quattro giorni firmò. Purtroppo non fu solo la paura, o l’attaccamento al potere, a portare al tradimento gli uomini della Dc. Da anni era in atto una trasformazione del partito, che gettava le basi per un disimpegno progressivo sulle questioni più scomode e cruciali. Il 20 luglio del 1975, al Consiglio nazionale della Democrazia cristiana, il premier in carica Aldo Moro prende la parola: ‘La ritrovata natura popolare del partito induce a chiudere nel riserbo delle coscienze alcune valutazioni rigorose, alcune posizioni di principio che sono proprie della nostra esperienza in una fase diversa della vita sociale, ma che fanno ostacolo alla facilità di contatto con le masse e alla cooperazione politica. Vi sono cose che, appunto, la moderna coscienza pubblica attribuisce alla sfera privata e rifiuta siano regolate dalla legislazione e oggetto di intervento dello Stato. Prevarranno dunque la duttilità e la tolleranza’. La linea politica era dunque tracciata, nel segno della resa e del rinnegamento dell’identità sulle ‘cose che contano’”.
Nei decenni successivi e soprattutto negli ultimi anni – diciamo dall’iniziativa del Family Day del 2007 in poi – la “strategia” eterodiretta dei cattolici impegnati in politica, è stata ancora quella, spiace dirlo, indicata da Moro: cercare il dialogo, la tolleranza, la duttilità, raggiungere il compromesso, anche con coloro che palesemente avevano ed hanno altri fini, consoni alla necessità di eliminare ed annientare i principi dell’ordine naturale. È accaduto sulla legge 40, sulla discussione sul testamento biologico, sull’introduzione in varie regioni della RU486 e sul dibattito sulla pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Accadrà sul matrimonio omosessuale, sull’adozione di bambini per le coppie omosessuali, sull’eutanasia, sul disegno di legge che prevede il riconoscimento di figli naturali a causa d’incesto e prima o poi anche sulla pedofilia.
Le “cose che contano” per questo tipo di cattolici, non sono i principi, altrimenti si guarderebbero bene dal raggiungere compromessi, che poi puntualmente si ritorcono sempre contro li persegue. Quello che conta è affermare il proprio potere, nell’ambito politico o della rappresentatività e visibilità sociale. Perseguono il male minore e difendono ad oltranza la legge sull’interruzione di gravidanza, ad esempio o pensano di opporre alla richiesta omicidiaria degli eutanasici le risibili e suicide norme sul testamento biologico o boicottano, esplicitamente o con il silenzio, la Marcia per la Vita, che riunisce a Roma decine di migliaia di preti, suore, medici, infermieri, bambini con le loro famiglie, difendendo persino l’applicazione della 194. Lo fanno per mediocrità, per pavidità e per conservare il loro ruolo. Sono “vuoti dentro”, sembrano non possedere anima che si fa coraggio, non vogliono affrontare il male per quello che è. Sono militanti – consapevoli o no, in buona fede o no – del “male minore”, che per un battezzato non esiste. Come il Vangelo non chiede di essere un “poco buoni”, ma solo “buoni”, timorosi di Dio e dei Suoi comandamenti, così non chiede di considerare l’esistenza di un male che possa definirsi “minore”. Se c’è un male, tale è. Da esso occorre preservarsi, non cooperare, non coltivarlo, non fare compromessi. Combatterlo con nettezza e chiarezza di pensiero e posizioni.
Tant’è. Il relativismo produce queste derive. Ammorbati dalla logica del “bene comune” su questa terra, che non si comprende in realtà cosa voglia dire, molti cattolici pensano che il Paradiso riguardi “tutti”, anche coloro che praticano il male e non si pentono. Se invece si ragionasse sul “per molti”, molte cose cambierebbero. A cominciare – e non sarebbe cosa di poco conto – dalla Verità da testimoniare e da affermare. Con l’obiettivo – e per i cattolici non vi dovrebbe essere altro obiettivo da tentare di perseguire – di conquistare la vita eterna attraverso il passaggio sofferente e insieme gioioso su questa terra.
Fonte: www.lavocedidoncamillo.com
Su “Il Timone” n. 26 del luglio/agosto 2003, Mario Palmaro scriveva: “Pochi ricordano che la 194 è l’unica legge sull’aborto al mondo che porti la firma esclusivamente di uomini politici cattolici. Quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 maggio del 1978, essa porta in calce la firma di cinque politici dello Scudo crociato: il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e i ministri Tina Anselmi, Francesco Bonifacio, Tommaso Morlino, Filippo Maria Pandolfi. I membri dell’esecutivo della Dc avrebbero potuto dimettersi piuttosto che firmare una legge assolutamente inaccettabile, ma rimasero alloro posto ‘per il bene del Paese’. Il Capo dello Stato, anch’egli democristiano, Giovanni Leone, avrebbe potuto rimandare la legge 194 alle Camere per sospetta incostituzionalità, senza nemmeno dover rassegnare le dimissioni, in base all’articolo 74 della Costituzione. Invece, dopo soli quattro giorni firmò. Purtroppo non fu solo la paura, o l’attaccamento al potere, a portare al tradimento gli uomini della Dc. Da anni era in atto una trasformazione del partito, che gettava le basi per un disimpegno progressivo sulle questioni più scomode e cruciali. Il 20 luglio del 1975, al Consiglio nazionale della Democrazia cristiana, il premier in carica Aldo Moro prende la parola: ‘La ritrovata natura popolare del partito induce a chiudere nel riserbo delle coscienze alcune valutazioni rigorose, alcune posizioni di principio che sono proprie della nostra esperienza in una fase diversa della vita sociale, ma che fanno ostacolo alla facilità di contatto con le masse e alla cooperazione politica. Vi sono cose che, appunto, la moderna coscienza pubblica attribuisce alla sfera privata e rifiuta siano regolate dalla legislazione e oggetto di intervento dello Stato. Prevarranno dunque la duttilità e la tolleranza’. La linea politica era dunque tracciata, nel segno della resa e del rinnegamento dell’identità sulle ‘cose che contano’”.
Nei decenni successivi e soprattutto negli ultimi anni – diciamo dall’iniziativa del Family Day del 2007 in poi – la “strategia” eterodiretta dei cattolici impegnati in politica, è stata ancora quella, spiace dirlo, indicata da Moro: cercare il dialogo, la tolleranza, la duttilità, raggiungere il compromesso, anche con coloro che palesemente avevano ed hanno altri fini, consoni alla necessità di eliminare ed annientare i principi dell’ordine naturale. È accaduto sulla legge 40, sulla discussione sul testamento biologico, sull’introduzione in varie regioni della RU486 e sul dibattito sulla pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Accadrà sul matrimonio omosessuale, sull’adozione di bambini per le coppie omosessuali, sull’eutanasia, sul disegno di legge che prevede il riconoscimento di figli naturali a causa d’incesto e prima o poi anche sulla pedofilia.
Le “cose che contano” per questo tipo di cattolici, non sono i principi, altrimenti si guarderebbero bene dal raggiungere compromessi, che poi puntualmente si ritorcono sempre contro li persegue. Quello che conta è affermare il proprio potere, nell’ambito politico o della rappresentatività e visibilità sociale. Perseguono il male minore e difendono ad oltranza la legge sull’interruzione di gravidanza, ad esempio o pensano di opporre alla richiesta omicidiaria degli eutanasici le risibili e suicide norme sul testamento biologico o boicottano, esplicitamente o con il silenzio, la Marcia per la Vita, che riunisce a Roma decine di migliaia di preti, suore, medici, infermieri, bambini con le loro famiglie, difendendo persino l’applicazione della 194. Lo fanno per mediocrità, per pavidità e per conservare il loro ruolo. Sono “vuoti dentro”, sembrano non possedere anima che si fa coraggio, non vogliono affrontare il male per quello che è. Sono militanti – consapevoli o no, in buona fede o no – del “male minore”, che per un battezzato non esiste. Come il Vangelo non chiede di essere un “poco buoni”, ma solo “buoni”, timorosi di Dio e dei Suoi comandamenti, così non chiede di considerare l’esistenza di un male che possa definirsi “minore”. Se c’è un male, tale è. Da esso occorre preservarsi, non cooperare, non coltivarlo, non fare compromessi. Combatterlo con nettezza e chiarezza di pensiero e posizioni.
Tant’è. Il relativismo produce queste derive. Ammorbati dalla logica del “bene comune” su questa terra, che non si comprende in realtà cosa voglia dire, molti cattolici pensano che il Paradiso riguardi “tutti”, anche coloro che praticano il male e non si pentono. Se invece si ragionasse sul “per molti”, molte cose cambierebbero. A cominciare – e non sarebbe cosa di poco conto – dalla Verità da testimoniare e da affermare. Con l’obiettivo – e per i cattolici non vi dovrebbe essere altro obiettivo da tentare di perseguire – di conquistare la vita eterna attraverso il passaggio sofferente e insieme gioioso su questa terra.
Fonte: www.lavocedidoncamillo.com
27 Responses to “I cattolici e il male minore”
Il male minore da Raztinger a Ruini
Prudenza cardinalizia vuole che,
prima di un pronunciamento papale, si resti sul campo delle possibilità e sul
piano delle congetture. In questo modo si spiega quanto affermato ieri dal
cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli
operatori sanitari, a una televisione messicana sul tema sollevato dal cardinale
Carlo Maria Martini sull’uso dei profilattici in “casi estremi” e come “male
minore”. Sostiene il cardinale Barragan: <Abbiamo chiesto ai nostri teologi e
ai nostri consultori di condurre uno studio su questo punto specifico, cioè se
all’interno di una coppia di cui uno dei due coniugi si è infettato può essere
lecito l’uso. Al termine daremo le nostre conclusioni al Papa e lui dirà cosa è
più conveniente fare>. Benedetto XVI decise di investire della questione un
gruppo di esperti un paio di mesi fa. Chiaro che il responso degli esperti non
avrà valore vincolante per papa Ratzinger e che esso verterà sulla valutazione
dell’applicabilità del “male minore”. Si trova in buona, anzi buonissima
compagnia il cardinale Carlo Maria Martini quando, per perorare l’uso del
profilattico in casi eccezionali, ricorre alla categoria del “male minore”. Si
comincia dal priore. Sostiene Enzo Bianchi, a capo della Comunità di Bose:
<Il cristiano deve essere disposto a collaborare e a fornire il proprio
contributo positivo, ma deve assolutamente ricordare che la fede gli impone di
obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Negli infiniti casi in cui le scelte
che si è chiamati a fare sono quotidiane e di non immediata decifrazione, il
cristiano è chiamato allora a operare in coscienza, in umiltà e cercando,
insieme agli uomini e alle donne che vivono, sperano e soffrono accanto a lui,
il bene comune o, almeno, il male minore>. Poi c’ è il monsignore.
Angelo Amato, numero due alla Congregazione per la dottrina della fede,
intervistato da Avvenire afferma: <Spesso il cattolico deve scegliere
nel voto il male minore, purché questo male minore non favorisca
forze politiche che non riconoscono o si oppongono ai principi e alle norme
della legge morale naturale>. Dulcis in fundo, i cardinali di Santa Romana
Chiesa. Il domenicano Georges Cottier, per anni il teologo ufficiale di Giovanni
Paolo II, definisce il profilattico <male minore in alcune
situazioni>. Gli fa eco l’arcivescovo di Bruxelles, Gottfried Daneels:
<L’ho sempre detto: il preservativo, nella misura in cui permette la tutela
della vita, non rientra nel campo puramente sessuale>. Allarga l’orizzonte
all’aborto il porporato-giurista Mario Francesco Pompedda: <Riguardo alla
legge, diretta è la responsabilità del parlamentare che la vota; mentre solo
indiretta è quella dell’elettore che l’ha eletto. In situazioni limite, il voto
a un candidato abortista potrebbe anche costituire un male minore>.
Infine, il presidente della Cei Camillo Ruini. La legge 40/2004, ha ripetuto più
volte, <è per noi un male minore rispetto al Far West che c’era
prima>. Il realismo politico ruiniano è indice della scelta che la Chiesa
italiana ha compiuto sui temi di etica politica, soprattutto riguardo ai modi
con i quali la democrazia deve difendersi dal terrorismo interno e
internazionale. In passato, c’è stata una Chiesa, autoproclamatasi “profetica”,
che ha difeso un’idea di democrazia fondata sulla tutela di diritti intesi come
irrevocabili anche in circostanze di emergenza terroristica. Con il pontificato
raztingeriano emerge sempre più nella Chiesa l’idea che i diritti costituiscono
limiti alla potestà di governo, revocabili in caso di pericolo e non quindi
validi sempre e comunque. E la revoca non significa cancellare la differenza tra
ciò che può essere giustificato dalla necessità e ciò che è legittimo in termini
di moralità e dignità della persona, ma deve essere mirata e applicata al minor
numero possibile di casi e utilizzata come intervento di ultima istanza. In
quest’ottica riscuote attenzione negli ambienti dell’università Cattolica
l’opera di Michael Ignatieff, che nel suo saggio intitolato (appunto) Il male
minore scrive: <La posizione dei fautori del criterio del male
minore prevede che nel caso di un’emergenza terroristica né i diritti, né la
necessità prevalgano in modo assoluto. (…) Mi riferisco, quindi a un’etica che è
un atto di equilibrio (…). Un’etica dell’equilibrio non può privilegiare i
diritti al di sopra di tutto, così non può considerare la dignità o la sicurezza
pubblica come valori in assoluto (…). Quella qui discussa è un’etica della
prudenza piuttosto che di mero principio. Eppure l’idea che si possa
giustificare il ricorso a un male minore senza per questo negarne la natura
malvagia è essenziale per rendere accettabili decisioni dolorose dovute
all’assenza di strumenti alternativi abbastanza validi>. La conseguenza sul
piano dell’etica politica è che <nella guerra contro il terrore, il punto
essenziale non è se noi possiamo evitare atti malvagi in quanto tali, ma se
siamo capaci di scegliere i mali minori evitando che diventino mali
maggiori>. È l’interrogativo che si è posto il cardinale Martini sul piano
della teologia morale. Ed è il limite che Joseph Ratzinger indicò al sinodo dei
vescovi: <Se qualche volta può essere giusto tollerare un male minore
per la pace nella Chiesa, non dimentichiamo che una pace pagata con la perdita
della verità sarebbe una pace falsa, una pace vuota>.
Giuseppe Di Leo
da Il Riformista del 28 aprile
2005
|
**************
LA DERIVA RELATIVISTICA DELLA CHIESA
Abbiamo seguito alcune settimane fa, a partire da un’anticipazione del libro intervista Luce del mondo comparsa sull’Osservatore Romano, la vicenda dell’imprevista apertura papale nei confronti del preservativo. Non che Benedetto XVI abbia detto alcunché di clamoroso: non ha certo dato il via libera all’uso del condom fra coppie sposate. L’apertura è avvenuta per così dire lateralmente; assieme a qualche altro commentatore, ho cercato di mostrare come il papa (al netto di alcuni equivoci mediatici), indicando nell’uso del profilattico per contrastare la diffusione dell’Aids un «primo passo verso una moralizzazione», abbia aperto di fatto una breccia nella tradizionale opposizione cattolica alla dottrina del male minore. I cattolici sostengono infatti che ciò che è intrinsecamente male – come è, per loro, l’uso di un contraccettivo – non deve mai essere compiuto, nemmeno allo scopo di prevenire un male maggiore, come per esempio un contagio mortale.
Questa novità ha suscitato subito le perplessità di alcuni moralisti cattolici, e ha infine indotto ieri la Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio) a pubblicare una nota «sulla banalizzazione della sessualità. A proposito di alcune letture di “Luce del mondo”», in cui si cerca di dimostrare che nulla è cambiato. In particolare, ecco quanto scrive riguardo al male minore:
Una nota così palesemente inadeguata mostra meglio di mille discorsi che l’innovazione c’è stata, ed è stata profonda. Ma l’uscita della Congregazione per la Dottrina della Fede non può non essere stata concordata col papa, che si è dunque convinto – o è stato convinto – a tornare sui propri passi. Anche i generali in capo, a volte, possono essere costretti a rientrare nei ranghi.
Questa novità ha suscitato subito le perplessità di alcuni moralisti cattolici, e ha infine indotto ieri la Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio) a pubblicare una nota «sulla banalizzazione della sessualità. A proposito di alcune letture di “Luce del mondo”», in cui si cerca di dimostrare che nulla è cambiato. In particolare, ecco quanto scrive riguardo al male minore:
Alcuni hanno interpretato le parole di Benedetto XVI ricorrendo alla teoria del cosiddetto “male minore”. Questa teoria, tuttavia, è suscettibile di interpretazioni fuorvianti di matrice proporzionalista (cfr. Giovanni Paolo II, enciclica Veritatis splendor, nn. 75-77). Un’azione che è un male per il suo oggetto, anche se un male minore, non può essere lecitamente voluta. Il Santo Padre non ha detto che la prostituzione col ricorso al profilattico possa essere lecitamente scelta come male minore, come qualcuno ha sostenuto. La Chiesa insegna che la prostituzione è immorale e deve essere combattuta. Se qualcuno, ciononostante, praticando la prostituzione e inoltre essendo infetto dall’Hiv, si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità. Tali valutazioni sono in linea con quanto la tradizione teologico-morale della Chiesa ha sostenuto anche in passato.È difficile capire in che consista la confutazione che la nota pretende di apportare. Sostenere che «il ricorso al profilattico … può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri» implica infatti che l’uso del profilattico sia preferibile in quelle circostanze al non uso. Che per il papa la prostituzione rimanga «immorale» e debba «essere combattuta» è ovvio e irrilevante; come dice il nome stesso, quella che Joseph Ratzinger sembra aver abbracciato è la dottrina del male minore.
Una nota così palesemente inadeguata mostra meglio di mille discorsi che l’innovazione c’è stata, ed è stata profonda. Ma l’uscita della Congregazione per la Dottrina della Fede non può non essere stata concordata col papa, che si è dunque convinto – o è stato convinto – a tornare sui propri passi. Anche i generali in capo, a volte, possono essere costretti a rientrare nei ranghi.
nota di massimo pili: leggendo questo articolo non posso che non prendere atto della deriva relativistica della Chiesa contemporanea, e mi sembra di essere giunto a una conclusione rispetto alle mie riflessioni - basate anche su studi e ricerche - riguardanti l'argomento così invocato del male minore in ambienti cattolici: mi pare che oggi si confonda la dottrina sulla TOLLERANZA cristiana con il concetto umanistico di MALE MINORE, che non ha veri addentellati nella dottrina tradizionale della chiesa, se non per invalidarla nei suoi contenuti sostanziali - è vero che negli ultimi decenni la chiesa ha trattato in alcuni documenti della CEI questo argomento, ma lo ha fatto non richiamandosi a dei contenuti già presenti almeno in forma implicità nella tradizione del magistero della Chiesa, ne tanto meno al vangeli.. diversamente si può dire per la dottrina sulla TOLLERANZA, che non è quella tanto invocata in ambienti libertini della cultura laicista moderna, ma è la tolleranza cristiana, quella evangelica, per così dire, che, senza dover svuotare i capisaldi della fede e della morale cristiana, sa tollerare il male che non si può eliminare nell'immediato.. per comprenderci faccio alcuni esempi: la morale cattolica insegna ad aborrire la pratica omosessuale, in quanto contraria alla legge di Dio insegnata nella Sacra Sscrittura, specie nell'ANTICO TESTAMENTO; la morale cristiana insegna però ad amare i nemici, e con questa affermazione si può intendere non solo quelli che combattono il cristianesimo, ma anche i peccatori, in primis noi stessi, e ad accogliere quelli che ci disturbano.. se infatti avessi un amico omosessuale, lo amerei così com'è senza giudicarlo, perchè per un cristiano non si giudica in primis il peccatore ma il peccato.. dunque condannerei il peccato, che quella persona commette, ma amerei il peccatore.. e ciò l'ha insegnato Cristo stesso accogliendo i peccatori, non per giustificare la loro condotta, ma per aiutarli con l'esempio e poi con la parola a riconoscere il peccato e a vincerlo!
... se si iniziasse oggi, data la morale relativistica entrata nella morale cattolica, a giustificare anche in minima misura la pratica omosessuale, con la giustificazione per esempio che non si diventa omosessuali ma si nasce, come alcuni dicono, quella giustificazione non è più semplice tolleranza cristiana, ma è un venire a compromesso col peccato in se..; se oggi si giustificasse il peccato impuro solitario di un adolescente, apellandosi al fatto che a quell'età gli il ragazzo ha l'umore e gli ormoni in subbuglio, e che in fondo è un momento di transizione comprensibile, e più tardi superabile, non si aiuta un ragazzo a superare quell'empas, istruendolo cristianamente a prendere coscenza del male in se di quell'azione e a lottare, se pur serenamente contro quel vizio,ma lo si mette nella condizione di radicarlo ancor di più in quello stesso peccato. Il giovanotto infatti, troverà sempre nuove giustificazioni per assecondare la sua naturale concupiscenza, non essendo stato aiutato a superare quel problema con l'aiuto di Dio e della sua Grazia.
esempi di questo tipo se ne potrebbero fare molti, ma per tornare all'articolo di cui sopra, è evidente notare nelle parole del Papa il passaggio che v'è stato tra un correto concetto cristiano di tolleranza e un concetto anti-cristiano di tolleranza, che scade dall'essere appunto una tolleranza cristianamente intesa a un tipo di tolleranza umanistica e libertina; il vecchio detto " ama il peccatore ma non il peccato", o viceversa, odia il peccato ma non il peccatore, qui non esiste più.. se infatti ci si appella al male minore per giustificare l'uso del preservativo in determinati casi o ecezzioni, fosse pure un solo caso estremo, come quello rapresentato sopra, non si applica più la vera tolleranza ma si scade nel libertinismo morale.. se si apre una porticina al male morale, da sempre condannato da Dio e dalla sua chiesa, non si fa opera di carità - infatti data l'apertura del papa al preservativo, nessuno può più negare che, per gli stessi motivi invocati dal papa, sia lecito usare il preservativo anche in quelle regioni del mondo terzomondiste in cui la promisquità sessuale è la normalità, e che, a fronte di ciò, è giusto che le persone si proteggano artificialmente per ridurre il contagio mortale dell' AIDS a più persone possibile.. ( a parte il fatto che il papa da più importanza alla vita del corpo che alla vita e alla salute dell'anima, il papa ammette che sia possibile giustificare un azione peccaminosa con un altra azzione peccaminosa, considerata più piccola e a fronte di un bene maggiore, che appunto non è la salute dell'anima ma del corpo, per quanto importante e sacra ) .. se si nega un principio, che in quanto cristiano affonda la sua ragion d'essere in Dio e nella sua eterna legge sacra, non si fa la volonta di Dio ma la volontà del mondo!

![]()
di Michel
Berger 1
![]()
l Premessa
«Tolleranza: la parola è ambigua, ed
è molto apprezzata dallo spirito dei tempi. Chi oserebbe dichiararsi contro la
tolleranza? "Non ci sarebbe niente da ridire - scrive P. Beneton, docente di
Diritto all'Università di Rennes - se l'idea contemporanea di tolleranza non
fosse stata traviata [...] Oggi, la tolleranza tende a confondersi con un
relativismo che sminuisce le idee stesse di Vero, di Bello e di Bene. La
Verità diventa una cosa relativa, perde il suo valore e si dissolve nella
molteplicità delle opinioni soggettive. Questa versione di tolleranza è il segno
di una società malata e sterile che ha rinunciato a combattere per il Vero e per
il Bene, e che alla fine si è adattata alla corruzione» 2. Questa idea deviata di tolleranza cerca una
giustificazione nel rispetto della libertà eretta a valore assoluto.
«Libertà, tu sei la nostra unica verità» 3. Tale concetto, in effetti, viene spesso imposto da una
concezione pluralistica della società che pretende di guidare tutti i
comportamenti. Ciò facendo, il processo pluralistico non è affatto
un'applicazione della virtù di prudenza. Nella volontà di definire gli
atteggiamenti «politicamente corretti», c'è molto più del desiderio di
privilegiare certi comportamenti; c'è l'intento di agire profondamente sulle
intelligenze e sulle volontà. È questo fenomeno pluralistico che vogliamo
analizzare prima di precisare cosa sia la vera tolleranza per concludere poi con
alcune riflessioni sull'azione in una società cosiddetta
pluralistica.
I
IL PLURALISMO:
UNA MACCHINA DA GUERRA
l Pluralismo e
pluralità
Prima di tutto, occorre distinguere tra
pluralità e pluralismo. La pluralità è un qualcosa di cui si può
prendere solo atto: l'attuale società è una comunità segnata dalla pluralità,
vale a dire che in essa coesistono opinioni e credenze diverse. Partendo da
questa constatazione, il pluralismo comporta, in un primo tempo, «una
concezione dottrinale e un comportamento politico che riconosce e accetta la
pluralità come un dato di fatto, che ne fonda e ne legittima la
necessità» 4. Se si prende per buona una tale
definizione, che non comporta alcuna riserva, senza un solo riferimento ad un
sano concetto di tolleranza, si corre il rischio - e per certuni si tratta di un
augurio - di riconoscere (come se si trattasse di un diritto) la coesistenza
della verità e dell'errore. Si tende a «fare rientrare in una
pluralità accettata tutte le opzioni, anche se alcune possono essere
inaccettabili» 5. È in questo spirito che certe
persone legittimano la pluralità delle azioni politiche dei cristiani senza
alcun riferimento alla legge naturale o alla dottrina sociale della Chiesa. In
un articolo intitolato Pluralisme et avortement («Pluralismo e
aborto»), Henri Fesquet (1916-2011), un giornalista di Le Monde
esperto in questioni religiose, ha cercato di giustificare il pluralismo in
materia di aborto chiedendosi se non fossero «molte stanze nella casa del
Padre» 6. Commentando questo articolo, Louis
Daujarques
stimava che Fesquet
si fosse sbagliato, che non fosse sua intenzione parlare della «casa del Padre»,
ma probabilmente di una filiale scandinava! In effetti, coloro che professano la
«necessità» 7 del pluralismo mutilano il reale
vedendo solamente le diversità, senza discernere (o evitando di discernere) ciò
che ne costituisce l'unità; essi non vedono che esiste un'identità nazionale,
che nella storia della Francia (dopo il suo battesimo) risiede uno dei suoi
fattori essenziali di unità. Essi non riconoscono il punto essenziale su cui può
fondarsi l'unità: il rispetto dell'ordine naturale. Ora, è certo
che se le diversità non vengono assoggettate a valori permanenti e universali,
possono essere solamente anarchiche, e per rimediare a questo inconveniente il
pluralismo viene paradossalmente tramutato in schiacciante unitarismo.
Dalla «pluralità accettata» si è rapidamente passati ad una «pluralità
ricercata». Il pluralismo è diventato quella concezione che non solo
rispetta indistintamente la pluralità, ma la considera come una condizione
del progresso, addirittura come un bene. «Il pluralismo passa allora
- scriveva Aleksandr Solženicyn (1918-2008) - per la più bella
conquista della Storia, il bene supremo del pensiero, la più alta virtù della
vita occidentale». Una presentazione assai completa del fenomeno
pluralistico è stata fornita dall'ex presidente francese Valéry Giscard
d'Estaing nel suo libro Deux Français sur trois («Due francesi
su tre») 8: «Il pluralismo è una struttura che
favorisce la comparsa di nuove ideologie, in quanto accetta come regola di
metterle in concorrenza tra loro. È l'accettazione della coesistenza delle
ideologie: il pluralismo va oltre la tolleranza poiché accetta di organizzare la
competizione liberale delle ideologie». Ma il Rapporto dell'Assemblea
plenaria dell'Episcopato francese del 1972 9 non
diceva altra cosa affermando che «la diversità è un invito ad una
ricomposizione della verità mediante il confronto e il superamento delle teorie
e delle esperienze diverse»? Per riprendere un'espressione di Papa San
Pio X (1835-1914), usata per condannare su questo punto il movimento del
Sillon (la Democrazia Cristiana francese; N.d.T.), il pluralismo provoca
l'organizzazione di un vero «concorso apologetico», in vista di stabilire
senza sosta una nuova verità.
Il pluralismo è dunque «un metodo di
spiegazione e di accettazione di un'evoluzione forzata, un metodo di
selezione delle idee da promuovere, poi da fare ammettere, e infine da imporre
[...]. Non è solamente una dissoluzione della tradizione, ma una
cristallizzazione del futuro» 10.
l Pluralismo e
sovversione
Da una parte, pluralità accettata, e
dunque pluralismo necessario che in effetti conduce all'unitarismo; dall'altra
parte, pluralità ricercata in vista di un'elaborazione progressiva della
verità. Non sono forse le due tappe del processo rivoluzionario solve
et coagula? Dissolvere la verità... per sostituirla con una
nuova «verità». Piuttosto che una filosofia, il pluralismo è una
tecnica, è una macchina da guerra.
- Pluralismo e
dialettica
Organizzare la competizione delle
ideologie, provocare dei «concorsi apologetici». In realtà, tali obiettivi, che
si cerca di presentare come generosamente costruttivi, introducono nella società
(e nella Chiesa) la pratica della dialettica nel senso marxista del
termine. Il pluralismo distingue, e in ciò non ha torto, ma non potendo unire (o
rifiutandosi di unire), oppone e divide. La vita politica e sociale sarà
ricondotta all'opposizione di campi che, se non esistono, si giungerà persino a
creare. Il pluralismo politico evoluto - paradossalmente forse, ma
effettivamente - comporta la formazione di «blocchi» antagonisti. Il pluralismo
in seno alla Chiesa riesce a far perdere ai cristiani il senso della vocazione
all'unità. D'altronde, ecco la prima - se non l'unica - delle collaborazioni che
la sovversione si aspetta dai cristiani. Il pluralismo ha introdotto le idee e
la pratica rivoluzionaria negli ambienti in cui senza di esso non sarebbero mai
penetrati.
- Pluralismo e
falsa efficacia
È in nome del pluralismo che si pretende
di giustificare la neutralità come l'unico atteggiamento politicamente
corretto. Anche i migliori cattolici si lasciano ingannare e pensano che
nell'attuale società la neutralità sia la condizione necessaria all'efficacia
dell'azione. Perciò, essi affermeranno, ad esempio, che la loro battaglia in
favore della vita nascente dev'essere aconfessionale e apolitica..., il che non
ha alcun senso e non è evidentemente possibile! Come incarnare questa difesa
nelle istituzioni senza condurre una battaglia politica? Come difendere il
valore della vita al di fuori di ogni finalità spirituale? Anche se il
fondamento di un sodalizio per la vita è di ordine naturale, gli aderenti sono
impegnati nell'ordine soprannaturale, sia che l'accettino o che lo rifiutino. In
effetti, anche i migliori cristiani sono vittime di una manovra che cerca di
indebolirli, conducendoli a «lasciare nel guardaroba» i loro argomenti e ad
ignorare i loro alleati. Su questo ultimo punto, i mass media sono
riusciti ad imporre un forsennato tour de force creando un clima per cui
la posta in gioco può essere oscurata dalla preoccupazione di «non essere
compresi», soprattutto da una destra giudicata «sèttaria» e rifiutata da quegli
stessi che, in nome del pluralismo, proibiscono di proibire.
- Pluralismo e
smobilitazione
Il pluralismo produce una certa
indifferenza nei confronti della verità; esso associa il rispetto delle persone
al rispetto delle loro idee, qualunque esse siano, e colpevolizza coloro che
sarebbero portati a reagire. Questa colpevolizzazione è la causa della loro
inibizione, dell'apatia, del nonintervento, e alla fine del silenzio di una
grande maggioranza. Questo silenzio non è come si crede quello di una forza
pronta a riprendere vita e parola: «Rivolgersi a questa maggioranza
silenziosa sarebbe come esortare un paralitico a camminare o a correre. Molti
non si rendono conto che la maggioranza silenziosa è una vittoria della
sovversione» 11.
- Consenso e linguaggio politico
Il riferimento del pluralismo è il
consenso e non può ispirarsi ad altri discorsi che quelli del
«politichese». Ma consenso e «politichese» non sono altro che manifestazioni
della menzogna che consiste nel mantenere nascosti i veri obiettivi perseguiti
cambiando il senso delle parole. Certi discorsi elettorali ne sono un notevole
esempio che non è necessario sviluppare. Occorre, invece, insistere sul
consenso. Esso non risulta da un accordo, ma è prodotto dal sistema, da quella
considerevole macchina che Augustin Cochin (1876-1916) ha analizzato
perfettamente all'inizio del secolo e che opera una vera riorganizzazione
mentale, da cui esce un uomo nuovo completamente standardizzato.
L'opinione viene confezionata, la verità viene costruita
secondo il metodo delle società di pensiero 12, un metodo che ha contribuito a
distorcere gli spiriti in tutti i settori della vita sociale, dalle Logge
massoniche fino a certi gruppi d'azione cattolica, o addirittura certe assemblee
sinodali. Questo apparente consenso è il frutto di un «orientamento», una vera
manipolazione alla quale i mass media conferiscono un potere accresciuto.
Lungi dall'essere un'imperfezione della dottrina pluralistica (che si troverebbe
così deviata), questa deriva sovversiva ne è in effetti la conseguenza
ricercata. Queste riflessioni sul pluralismo non devono impedire di
riconoscere la realtà delle nostre società, non fatte solo di diversità e di
particolarismi, ma in cui si confrontano correnti profondamente divise. La vera
unità non schiaccia la diversità del reale; essa integra i particolarismi senza
ridurli o giustapporli come vorrebbero gli adepti del «multiculturale».
«(La vera unità) fissa i limiti della pluralità non in funzione di un
decreto arbitrario o di un impulso della volontà, ma in virtù di un ordine
permanente e assoluto che gli è superiore» 13.
La vera unità è legata al bene comune, al bene di tutti, ma allo stesso tempo al
bene realmente comune a ciascuna delle parti 14. Di
fonte a divisioni inconciliabili, addirittura irriducibili, le esigenze della
pace sociale giustificano la tolleranza, non nel senso vago e sviato che
indicavamo più sopra, ma in un senso preciso che vogliamo ricordare.
II
LA VERA TOLLERANZA
Discernere gli scogli del pluralismo e
mettere in evidenza le manipolazioni che esso maschera, non significa voler
scatenare una guerra santa o una nuova crociata che - nelle condizioni attuali -
non risponderebbero alle esigenze del bene comune. Certamente, solo l'ordine
naturale e divino si oppone alle ideologie moderne e al pluralismo che le
riunisce. Niente può essere sostituito alla verità cattolica. Ma, quando il male
è fatto, quando le circostanze impediscono di bloccarlo rapidamente, bisogna
accettare delle tappe sulla via della guarigione, definire degli scopi
intermedi. E se l'unione reale, l'unità profonda della società non può
costruirsi su queste basi insufficienti, ciò non toglie che un accordo possa
essere ricercato per perseguire certi obiettivi ravvicinati. «Tuttavia, il
colmo sarebbe conferire il titolo di "salute" ad uno stato
dolente».
l Che cosa significa dunque
tollerare?
Tollerare equivale a sopportare una
situazione cattiva; è «fare con»... per ottenere un bene più grande al quale
non si può giungere diversamente o perché il male è inevitabile per un certo
periodo di tempo, o perché non lo si può eliminare senza ingiustizia per le
persone o senza un grave pericolo per la società. Se domani avessimo un governo
di nostra scelta, dovrebbe immediatamente abolire la legge sul divorzio? Un atto
del genere porrebbe un gran numero di persone davanti ad un vuoto giuridico,
lasciando in una situazione precaria numerose donne e di bambini che
rischierebbero di essere abbandonati perché certe abitudini sono ormai penetrate
profondamente nella nostra società. Tollerare è «fare con», perché una ricerca
immediata e intempestiva del bene potrebbe compromettere le probabilità future
del suo conseguimento. Nell'Enciclica Libertas (del 20 giugno 1888),
Papa Leone XIII (1810-1903) esplicita e giustifica questo «fare con» e
definisce così la tolleranza: «Tuttavia, la Chiesa, con intelligenza materna,
considera il grave peso dell'umana fragilità e non ignora quale sia il corso
degli animi e delle vicende da cui è trascinata la nostra età. Per queste
ragioni, senza attribuire diritti se non alla verità e alla rettitudine,
la Chiesa non vieta che il pubblico potere tolleri qualcosa non conforme alla
verità e alla giustizia, o per evitare un male maggiore o per conseguire e
preservare un bene». E Papa Pio XII (1876-1958) 15, trattando delle situazioni che si devono subire,
precisa certe disposizioni che bisogna estendere alla tolleranza: «Potrebbe
succedere che qui o là, su un punto o su un altro, sorga la necessità di cedere
davanti alla superiorità di certe forze politiche [...]. Ma in questo
caso non si capitola, si pazienta. Anche in simili casi, occorre che la dottrina
resti salva, che tutti i mezzi efficaci siano messi in opera per istradare
progressivamente verso il fine al quale non si rinuncia».
l Quando e come si deve
tollerare?
Questi due scopi sono, in effetti, non
sono che apparentemente distinti; si tratta sempre di preservare il bene comune
della società considerata. Che si parli di tolleranza nella società politica,
nella famiglia o nella Chiesa, ciò che la giustifica sempre è il bene comune
della detta società, e solo il bene comune apporta questa giustificazione. Nella
già citata Libertas, Leone XIII è molto esplicito: «Ma bisogna
riconoscere, se si vuole giudicare rettamente, che quanto più in uno Stato è
necessario tollerare il male, tanto più questo tipo di Stato è lontano da una
condizione ottimale; così pure, quando si opera secondo i precetti della
prudenza politica, è necessario circoscrivere la tolleranza dei mali entro i
limiti che il motivo – cioè la salute pubblica – richiede». Ordine naturale
e bene comune sono i due pilastri della società.
In questo caso, bisogna notare che
tollerare equivale a sopportare una situazione cattiva, e non commettere
direttamente un atto cattivo, il che non è mai permesso (la tolleranza non è un
male minore, ma un bene). L'atto commesso, ossia l'oggetto della volontà, è
buono, sia nello scopo ricercato che nei mezzi messi in opera. Tollerando le
leggi relative al divorzio, non è questione di adulare questo vizio della
società (azione cattiva), o ancor meno incoraggiarlo. Si tratta, a breve
termine, di rimediare all'ingiustizia nella quale può trovarsi un gran numero di
donne e bambini.
Citiamo qui Pio XII: «Dio non ha dato
all'autorità umana un tale precetto assoluto né nel campo della fede, né in
quello della morale. Non si lo trova né nella convinzione comune degli uomini,
né nella coscienza cristiana, né nelle sorgenti della Rivelazione, né nella
pratica della Chiesa» 16. Pio XII cita allora
la parabola del buono grano e del loglio. E conclude questo discorso ai giuristi
cattolici enumerando i due principî da cui bisogna attingere, in certi casi
concreti, la risposta alla domanda posta ai giuristi, ai politici o allo Stato
sovrano cattolico a riguardo di una formula di tolleranza religiosa e morale:
«Primariamente, ciò che non risponde alla verità e alla morale non ha
obiettivamente nessun diritto all'esistenza, alla propaganda e
all'azione. Secondariamente, il fatto di non impedirlo mediante le
leggi dello Stato e le disposizioni coercitive può tuttavia giustificarsi
nell'interesse di un bene superiore e più vasto» 17. Abbiamo visto con Leone XIII che questo bene superiore
e più vasto è sempre legato al bene comune. Questi due principî si applicano in
seno ad ogni società, alla famiglia, allo Stato e alla Chiesa. E Pio XII li
illustra tramite i concordati: questi accordi, che fissano la relazioni tra
Chiesa e Stato, dando alla Chiesa delle condizioni stabili di diritto e di
fatto, e l'indipendenza nel compimento della sua missione divina, non possono
riferirsi ai principî che dovrebbero essere i veri fondamenti, per accantonare,
a priori, le materie possibili di conflitto. Con il Concordato del 1801,
la Chiesa ha ammesso una certa intrusione del potere rivoluzionario (rimozione
della scomunica del clero costituzionale). I postumi di liberismo e del
gallicanesimo che ne conseguirono furono numerosi. Ma dando alla Chiesa di
Francia la possibilità di riprendere la sua missione, il Concordato rappresentò
una tappa necessaria.
La tolleranza è sempre un passo
provvisorio. La nozione di limite è essenziale, limite che dev'essere utilizzato
per raddrizzare la situazione che si deve tollerare. Quando si dice che la
dissuasione dalle armi nucleari è permessa nelle circostanze attuali, si
sottolinea che ciò è concepibile solamente se il limite di non-guerra così
ottenuto è messo a profitto per realizzare le condizioni di una vera pace. E
quando c'è conflitto di diritti 18, il bene comune
può condurre a tollerare la mancata osservanza di uno di questi diritti, ma
dev'essere fatto tutto il possibile per abbreviare questa situazione, e in
particolare per ridurre il numero dei danni presso gli aventi
diritto.
III
CHE COSA FARE IN UNA
SOCIETÀ PLURALISTICA?
Terminiamo la nostra riflessione con una
considerazione sul pluralismo. Quest'ultimo suole adornarsi con argomenti
generosi, ma il più delle volte si tratta di un manto gettato sulla menzogna.
Seguendo la volontà di alcuni, i pluralisti fabbricano il consenso al quale
conducono la maggioranza silenziosa mediante «un'opera di
orientamento» 19. E allora, la prima reazione
deve consistere in un rigoroso rifiuto di
partecipare personalmente a questa menzogna. Il nostro primo
dovere è il rifiuto della menzogna, o se si preferisce, in forma positiva, il
nostro principale dovere consiste nello sviluppare al massimo un gusto profondo,
una sete incoercibile per la verità. «Che importa - scriveva
Solženicyn - se la menzogna ricopre ogni cosa, se diventa padrona di
tutto? L'importante è diventare intransigenti almeno su questo punto: "Che non
lo sia per me"». «E tuttavia - dice Gustave Thibon (1903-2001)
- rari sono gli uomini che, davanti al trionfo dell'aberrazione e della
menzogna, possono fare loro questo motto di un'antica famiglia francese: "Si
omnes, ego no"» («Se è così per tutti, non lo è per me»). Non si lotta
contro la menzogna con un linguaggio equivoco. Per realizzare la vera unità
non è sufficiente rievocare in modo pudico le forze morali, le forze spirituali,
una «certa idea dell'uomo», il patrimonio comune alle religioni o i valori
comuni. È insufficiente, scrive Pio XII, parlare di una «comune eredità della
civiltà cristiana [...] se non si giunge fino all'espresso riconoscimento
dei diritti di Dio e della Sua Legge, o almeno del diritto naturale su cui sono
ancorati i diritti dell'uomo» 20. In mancanza
di un'unità sull'essenziale, è possibile trovare nei valori di nazione e di
patria le basi sufficienti, sebbene incomplete, per un accordo sociale?
L'attualità mostra che, ahimè, questo accordo non è possibile tra coloro
che, rispettando la verità
storica, si rifanno al patrimonio più che millenario di un passato che ha avuto
inizio con Clodoveo (466-511) e con il battesimo dei franchi, e coloro
che fanno della Rivoluzione il mito fondante della nazione francese. E poi, in
ogni caso, il vero valore attribuito alla nazione ha bisogno di essere
illuminato e guidato dalla vera dottrina senza la quale nazione e patria
diventano essi stessi degli assoluti. Il bene comune senza Dio rischia sempre
di degenerare in assolutismo. Ma allora, bisogna mettersi a braccia conserte
trincerandosi dietro il dovere della tolleranza? Una tolleranza mal compresa,
perché la vera tolleranza non dispensa dal combattimento; al contrario, essa
esige che sia fatto tutto il possibile per limitare la durata del male che si
tollera... «Rimanendo fermi nell'affermazione dei dogmi e liberi da ogni
compromesso con l'errore, è proprio della prudenza cristiana non respingere -
diciamo meglio - di sapere conciliare nel perseguimento del bene, individuale o
soprattutto sociale - il concorso di tutti gli uomini onesti» 21. Abbiamo il dovere di essere dei trascinatori, e ciò
deve tradursi innanzi tutto nella necessità di azioni comuni piuttosto che nella ricerca di principî comuni. A
questo riguardo, si deve denunciare l'errore secondo cui una collaborazione
politica suppone un minimo di intesa teorica e filosofica tra i collaboratori.
Occorre anche ci sia compatibilità tra le loro motivazioni o finalità. La
battaglia odierna in favore della vita nascente offre il campo di tale azione
comune. Essa può essere un esempio di ciò che è possibile e augurabile fare
senza cadere in cedimenti dottrinali, malgrado alcuni compromessi di ordine
pratico, suggeriti dalla virtù di prudenza, quanto alla condotta dell'azione.
«Senza compromessi»: ciò implica che, se ci si deve limitare al linguaggio
dell'«ordine delle cose», non si deve travestire il diritto naturale in legge
fisica senza rapporto con la morale. Al contrario, esso dev'essere presentato
nella sua realtà di esigenza morale legata alla volontà del Creatore. Questa
breve riflessione sull'azione senza compromessi meriterebbe un lungo
sviluppo 22. Parlare di azione senza compromessi
può condurre, ahimè, a cozzare spesso contro coloro che - in nome di una carità
mal compresa - uniscono volentieri la loro indignazione a quella degli apostoli
della menzogna. Ma crediamo, con dom Prosper Guéranger (1805-1875), che
ci sia «una grazia legata alla confessione piena e intera della verità.
Questa confessione, ci dice l'Apostolo, è il salvezza di quelli che la fanno e
l'esperienza dimostra che è anche la salute di quelli che la ascoltano. Siamo
cattolici e nient'altro che cattolici, né "filosofi", né sognatori di utopie, e
saremo quel lievito di cui il Signore dice che fà fermentare tutta la pasta
[...]. Felice chi, nel mezzo dell'attuale mescolanza di principî
contraddittori, affrancato da ogni ricerca di popolarità, discepolo fin nelle
minime cose, di questa Chiesa cui appartiene l'avvenire del tempo e quello
dell'eternità, avrà saputo attraversare una così terribile crisi senza aver
sacrificato sul suo passaggio la più piccola verità» 23.
Note
1 Traduzione di un
estratto (pagg. 13-24) dell'opera Tolérance, pluralisme et liberté
(«Tolleranza, pluralismo e libertà»), a cura di Paolo Baroni.
2 Cfr. «La tolérance
dévoyée» («La tolleranza traviata»), in Le Figaro, del 28 giugno
1984.
3 Frase cantata dal coro
nell'opera lirica Il Nabucco.
4 Cfr. Mons. G. Matagrin, Politique, Église
et Foi («Politica, Chiesa e fede»), éd. du Centurion, Appendice III, pag.
154. Citato da L. Daujarques in
Le pluralisme en question («Il pluralismo in questione»), conferenza
tenuta nel 1974 a Losanna nel corso del X Congresso dell'Ufficio Internazionale
delle Opere di Formazione Civica e di Azione Culturale secondo il Diritto
Naturale e Cristiano, riunitosi per discutere sul tema Pluralismo e
unità.
5 Cfr. P. Bévillard, in L'Ordre français,
n° 175. Il grassetto è nostro.
6 Cfr. Le Monde,
del 7 novembre 1973.
7 Il primo capitolo del
Rapporto dell'Assemblea Episcopale a Lourdes nel 1972, («Per una pratica
cristiana della politica»), è intitolato «Lo scomodo e necessario
pluralismo».
8 Cfr. V. Giscard d'Estaing, Deux Français sur
trois, pagg. 115-116.
9 Cfr. Pour une
pratique chrétienne de la politique, Éd. Le Centurion, pag. 18.
10 Cfr. L. Daujarques, Atti del X Congresso di
Losanna, pag. 47.
11 Cfr. R. Mucchielli, La subversion, éd. C.L.C., pag. 74.
12 Su Cochin e sulle
società di pensiero vedi l'ultima partita del libro dello storico François Furet
intitolato Penser la Révolution française («Pensare la Rivoluzione
Francese»), PUF, 1978.
13 Cfr. L. Daujarques, op. cit.
14 «Il bene comune,
vale a dire la creazione di condizioni pubbliche normale e stabili, sia per gli
individui che per le famiglie, consiste nel facilitare una vita degna, regolare
e felice secondo la Legge di Dio» (cfr. Pio XII, Discorso dell'8 gennaio
1947).
15 Cfr. Pio XII, Discorso del 18 settembre
1951.
16 Cfr. Pio XII, Discorso ai giuristi cattolici,
del 6 dicembre 1953.
17
Ibid.
18 É il caso
dell'immigrazione: il diritto naturale all'immigrazione può scontrarsi con il
diritto della nazione a proteggere ciò che è.
19 Opera nel senso di
fermentazione, e orientamento nel senso che si ritrova presso il Grand'Oriente
della Massoneria.
20 Cfr. Pio XII, Discorso dell'11 novembre
1948.
21 Cfr. Lettera di Leone
XIII a Mons. Fava, del 2 giugno 1892; cit. in J. Ousset, Pour qu'Il règne
(«Affinché Egli regni»), pag. 381.
22 Vedi in particolare i
capitoli V-VI della seconda parte di Pour qu'Il règne, di Jean
Ousset.
23 Cfr. Dom P. Guéranger, Il senso cristiano
della storia.
|


stimava che Fesquet
si fosse sbagliato, che non fosse sua intenzione parlare della «casa del Padre»,
ma probabilmente di una filiale scandinava! In effetti, coloro che professano la
«necessità» 


- 

partecipare personalmente a questa menzogna. Il nostro primo
dovere è il rifiuto della menzogna, o se si preferisce, in forma positiva, il
nostro principale dovere consiste nello sviluppare al massimo un gusto profondo,
una sete incoercibile per la verità. «Che importa - scriveva
Solženicyn - se la menzogna ricopre ogni cosa, se diventa padrona di
tutto? L'importante è diventare intransigenti almeno su questo punto: "Che non
lo sia per me"». «E tuttavia - dice Gustave Thibon (1903-2001)
- rari sono gli uomini che, davanti al trionfo dell'aberrazione e della
menzogna, possono fare loro questo motto di un'antica famiglia francese: "Si
omnes, ego no"» («Se è così per tutti, non lo è per me»). Non si lotta
contro la menzogna con un linguaggio equivoco. Per realizzare la vera unità
non è sufficiente rievocare in modo pudico le forze morali, le forze spirituali,
una «certa idea dell'uomo», il patrimonio comune alle religioni o i valori
comuni. È insufficiente, scrive Pio XII, parlare di una «comune eredità della
civiltà cristiana [...] se non si giunge fino all'espresso riconoscimento
dei diritti di Dio e della Sua Legge, o almeno del diritto naturale su cui sono
ancorati i diritti dell'uomo»
rispettando la verità
storica, si rifanno al patrimonio più che millenario di un passato che ha avuto
inizio con Clodoveo (466-511) e con il battesimo dei franchi, e coloro
che fanno della Rivoluzione il mito fondante della nazione francese. E poi, in
ogni caso, il vero valore attribuito alla nazione ha bisogno di essere
illuminato e guidato dalla vera dottrina senza la quale nazione e patria
diventano essi stessi degli assoluti. Il bene comune senza Dio rischia sempre
di degenerare in assolutismo. Ma allora, bisogna mettersi a braccia conserte
trincerandosi dietro il dovere della tolleranza? Una tolleranza mal compresa,
perché la vera tolleranza non dispensa dal combattimento; al contrario, essa
esige che sia fatto tutto il possibile per limitare la durata del male che si
tollera... «Rimanendo fermi nell'affermazione dei dogmi e liberi da ogni
compromesso con l'errore, è proprio della prudenza cristiana non respingere -
diciamo meglio - di sapere conciliare nel perseguimento del bene, individuale o
soprattutto sociale - il concorso di tutti gli uomini onesti»
piuttosto che nella ricerca di principî comuni. A
questo riguardo, si deve denunciare l'errore secondo cui una collaborazione
politica suppone un minimo di intesa teorica e filosofica tra i collaboratori.
Occorre anche ci sia compatibilità tra le loro motivazioni o finalità. La
battaglia odierna in favore della vita nascente offre il campo di tale azione
comune. Essa può essere un esempio di ciò che è possibile e augurabile fare
senza cadere in cedimenti dottrinali, malgrado alcuni compromessi di ordine
pratico, suggeriti dalla virtù di prudenza, quanto alla condotta dell'azione.
«Senza compromessi»: ciò implica che, se ci si deve limitare al linguaggio
dell'«ordine delle cose», non si deve travestire il diritto naturale in legge
fisica senza rapporto con la morale. Al contrario, esso dev'essere presentato
nella sua realtà di esigenza morale legata alla volontà del Creatore. Questa
breve riflessione sull'azione senza compromessi meriterebbe un lungo
sviluppo 

Claudio Forti
on set 24th, 2012
@ 13:15:
olindo fiorese
on set 24th, 2012
@ 13:44:
Giacomo
on set 24th, 2012
@ 13:52:
Bisognerebbe ricordare, coraggiosamente soprattutto in periodi elettorali, il modus operandi della DC nelle legislature passate ossia la transmigrazione dei voti da “destra” (se per destra intendiamo una parte politica conservatrice, soprattutto per quanto riguarda i valori cristiani) a sinistra.
Mi chiedo come fanno certi politici a definirsi cattolici e mantenere posizioni intellettuali, politiche e anche personali (di vita) diametralmente opposte a quelle espresse dalla Dottrina Sociale della Chiesa.
E mi chiedo ancor di più come fanno tutti quelli che pensano di appartenere alla Chiesa a votarli e sostenerli (Vescovi e presbiteri compresi!!!).
alvaro
on set 24th, 2012
@ 14:39:
Carlo
on set 24th, 2012
@ 16:56:
Bernard
on set 24th, 2012
@ 17:18:
Piero61
on set 24th, 2012
@ 22:21:
badoglio, volutamente minuscolo, ha fatto, purtroppo, scuola….per il resto concordo con Alvaro, è dal 1994 che non partecipo ai “ludi cartacei”…
saluti
Piero e famiglia
rocco
on set 24th, 2012
@ 23:25:
punto focale.
Mont
on set 25th, 2012
@ 09:12:
Quello che è accaduto successivamente non sembra corrispondere allo stesso disastro , almeno in alcune fasi. Lo scioglimento del partito unico dei cattolici ha permesso infatti una vivacità e una ricomposizione che andava o per lo meno stava andando verso una consapevolezza del ruolo e della validità del cattolicesimo politico ben oltre l’esangue culto del “rifiuto di De Gasperi a Pio XII” , unico motivo di vanto e di vera unione tra gli eredi democristiani passati e presenti. La vittoria dell’astensione al referendum del 2005 fu un contraccolpo pazzesco per quanti erano abitutati a vincere a mani basse confidando nella mentalità anni ’70 e nella resa incondizionata dei cattolici. Non vi fu alcun compromesso alla base di quella vittoria , nè alcuna eterodirezione. Fu una vittoria dal basso ottenuta dalla ricompattazione di tutto l’associazionismo avendo contro tutti i media. Da lì la richiesta di un maggior peso di quel popolo silenzioso fu naturale e sfociò nel Family Day. Fino al 2008 il processo fu inarrestabile , tale era la chiarezza del percorso intrapreso. Gli eredi della DC erano frastornati con la base che passava armi e bagagli da un’altra parte e molti leader seriamente tentati dalla cosa.
Giacomo
on set 25th, 2012
@ 11:09:
Purtroppo (o per fortuna…) il sistema in cui siamo è questo e scegliere di non scegliere (secondo il mio modestissimo parere) è in concreto molto controproducente.
Bisogna sforzarsi di trovare e cercare (anche con il lanternino) quei politici (cattolici e non) che si impegnano attivamente e concretamente per la salvaguardia dei valori fondamentali (vita, famiglia, …).
Qualora nessun politico nel panorama nazionale abbia a cuore i suddetti valori allora la situazione sarebbe veramente difficile e la scelta potrebbe anche essere quella di non votare, ma la terrei proprio come extrema ratio.
Possiamo dire le peggiori cose sul governo Berlusconi & co. però da cattolici possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti nel vedere che nelle sue legislature non sono state approvate leggi a favore delle unioni omosessuali, dell’eutanasia, …
Chiaramente non possiamo dirci “pienamente soddisfatti” perchè non sono state portate avanti politiche a favore della famiglia, dell’educazione, … però penso che visti i tempi in cui viviamo forse quel tipo di governo era il meno peggio.
Ora abbiamo il “cattolico” Monti e vi ritenete soddisfatti…???
La situazione è veramente drammatica, non so bene come andrà a finire.
Forse nessuno vincerà le elezioni e alla fine rimarrà un governo tecnico voluto da “nessuno” (nessuno che conosciamo ovviamente) che farà le riforme che vuole l’europa laicista e anticristiana.
Non votare è la reazione più comprensibile a questo stato delle cose ma è troppo rischioso, abbiamo anche noi una responsabilità, non possiamo lavarcene le mani.
alvaro
on set 25th, 2012
@ 13:44:
Per Giacomo; come avrai letto nel mio post, “forse sbagliando non vado piu’ a votare”, qualche dubbio se non votare sia giusto o no comincia a ronzare nel mio cervello. Effettivamente in questo particolare momento il non andare a votare favorisce sicuramente l’altra parte della barricata, ex comunisti, tutta la galassia di partitini anti cattolici, radicali e verdi, ma tu pensi veramente che nei partiti del centro destra ci sia qualche cattolico che e’ meritevole del nostro voto? Io ho’ qualche dubbio in merito ma questa volta, prima di non andare a compiere quello che dovrebbe essere non solo un dovere ma anche un piacere, cerchero’ di turarmi il naso per non sentire la puzza. Con questo post non voglio certo dire che andro’ ma il dubbio questa volta c’e’. Alvaro.
P.S. Per quanto riguarda il Berlusconi non mi vergogno certo a dire che l’ultima volta ho’ votato per lui ma poi, delusione dopo delusione, ho’ deciso di non andare piu’. Avevo riposto in lui molte speranze ma si e’ circondato di troppi vampiri, di molti disonesti e di tanti tantissimi personaggi amorali come d’altronde e’ lui e quindi la decisione relativa.
Piero61
on set 25th, 2012
@ 14:36:
caro Giacomo, votare quando l’Italia NON HA PIU SOVRANITA DI NESSUN TIPO, è inutile se non deleterio. Si voterebbe per dei camerieri della Massoneria/comunista e liberista, Gli unici movimenti/partiti che si oppongono a questo malcostune sono relegati in cantina e apostrofati da tutti i media “democratici” come pericolosi estremisti…
saluti e buona giornata
Piero e famiglia
Danilo Quinto
on set 25th, 2012
@ 15:39:
Dalla prolusione del Cardinale Bagnasco alla CEI:
“E’ chiaro interesse di tutti che il governo votato dal parlamento adempia ai propri compiti urgenti, e metta il paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose. La politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese”.
Dichiarazione del Ministro Profumo alla festa di Vendola:
“Credo che l’insegnamento della religione nelle scuole così come concepito oggi non abbia più molto senso. Probabilmente quell’ora di lezione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica”.
dagh
on set 25th, 2012
@ 16:15:
ti dicono che i “”"cattolici”"” devono essere in tutti gli schieramenti, trasversali…. si come è trasversale il diavolo…
Sono a DX, sono a SX, ma nessuno li vede… li sente… Mah…
Sveglia… la prossima legislatura (che sia di DX o di SX, più probabilmente un Monti bis) certamente partorirà tutte quelle cose che stanno a cuore ai laicisti.
alvaro
on set 25th, 2012
@ 20:59:
P.S. Caro dagh, arrivati a questo punto e’ INDISPENSABILE fondare un partito veramente nuovo e cattolico ma, e qui casca l’asino, nuovo al 100%, ovvero con nomi nuovi e assolutamente al di fuori dall’attuale classe politica.
dagh
on set 26th, 2012
@ 10:08:
Un nuovo partito con gente nuova, capace, onesta, e veramente cattolica.
Questo input dovrebbe partire dalla comunità dei credenti, Vescovi in primis (qualcuno si straccerà le vesti perché ho chiamato in causa i vescovi, ma se consideriamo che la “chiesa” massonica muove così abilmente le sue pedine, perché non lo dovrebbe fare anche la Chiesa?), per raccogliere gli elementi migliori e fondare questo partito.
Ma fintantoché ci sono cristiani che insistono a dire che i cattolici in politica devono essere dovunque come il lievito, non si farà niente, anzi, se la farina è marcia con il tuo lievito che pane vuoi fare?
Manca il coraggio, la consapevolezza delle proprie idee, manca la fiducia in se stessi, e in definitiva in Dio.
Peccato perché, ne sono sicuro, se si riuscisse a formare una bella squadra (e le persone ci sarebbero), stilare un bel programma, idee chiare e conformi alla dottrina sociale della chiesa, potrebbe portare a casa un bel risultato che stupirebbe tutti.
La maggioranza silenziosa è cattolica! Non dimentichiamocelo.
rocco
on set 27th, 2012
@ 16:31:
la maggioranza e’ cattolica ma non vi sono rappresentanti realmente cattolici. paradosso della democrazia.
alvaro
on set 27th, 2012
@ 17:55:
dagh
on set 28th, 2012
@ 13:28:
Alvaro hai ragione quando dici che se non si pratica e non si ascolta il Papa non si è cattolici, ma parlando di voti politici, anche un non praticante ha quel fondo di pensiero cattolico che lo porta a votare preferibilmente un partito di area moderata, poi se lo si lascia solo a scegliere tra un casini o un berlusconi… comprendo che uno si butta su un bersani che almeno sai come la pensa (a differenza di casini che si dice cattolico solo quando gli fa comodo) e non sembra un satiro da baraccone come berlusconi.
laura
on set 28th, 2012
@ 14:34:
Giacomo
on set 28th, 2012
@ 15:46:
Da cattolico preferisco un peccatore “satiro” da baraccone (come dici tu) ma che si impegna a frenare la mentalità relativista piuttosto che un integerrimo Monti o Bersani o Renzi che magari in vita loro non hanno mai commesso un peccato però propongono alla società le “innovazioni” più orrende per trasformare e quindi distruggere la civiltà occidentale e quindi cristiana.
Su Casini mi sembra che siamo tutti daccordo: è invotabile perchè non è credibile proprio come persona. E’ un ex DC opportunista …
alvaro
on set 28th, 2012
@ 19:35:
P.S. Caro Mont prepariamoci al peggio, sembra che ci sara’ un Monti bis e questa volta chi dovremo ringraziare?
Giorgio
on set 28th, 2012
@ 21:30:
dagh
on set 29th, 2012
@ 18:22:
Per questo dico che è indispensabile un nuovo partito.
Al movimento di Allam non ci avevo pensato…
Comunque non preoccupatevi il prossimo governo sarà un monti bis: le banche devono completare la ricapitalizzazione a danno dei ceti più deboli, e i laicisti con l’appoggio dei “”"cattolici”" alla casini faranno le leggi contronatura pro gay ecc.
alvaro
on set 30th, 2012
@ 09:42:
P.S. Caro Dagh, prima di votare PD non vado, i cattocomunisti sono quanto di peggio possa esistere per dei cattolici.
Servicios de limpieza
on dic 8th, 2012
@ 18:15:
ruggero
on dic 9th, 2012
@ 09:29:
Sovranità nazionale italiana ridotta al lumicino con voto a larghissima maggioranza e dibattito azzerato: laici o cattolici, tutti d’accordo.
Pensiero unico laicista in salsa totalitaria, mascherato di democrazia (pilotata e manipolata da informazione asservita e sondaggismo) e incline al fondamentalismo relativista, contro ogni religione che non sia mammona.
Il nostro attuale presidente del consiglio, diventato senatore a vita pochi giorni prima di essere messo a dirigere la svendita dell’Italia con l’assenso persino di chi è stato esautorato, ha detto di non sapere che cosa sia la massoneria… Una garanzia.
L’Euro è la priorità di chi dovrebbe governare per il bene comune: evidentemente il bene comune è oltre i nostri confini.
Chi sostiene, semplicemente ragionando, che l’Euro non sia il bene dell’Italia è tacciato di populismo. In tutta Europa chi critica il monetarismo finanziario, l’oligarchia e l’impianto relativista che ne esprime i fondamenti del pensiero, è considerato un povero illuso, socialmente pericoloso e più stupido degli altri: invece gli oligarchi sovranazionali sono statisti, benefattori, economisti di rango…
L’Europa non ha perso occasione per negare le proprie radici cristiane. Nel mondo i più potenti non hanno in alcuna simpatia il cristianesimo (Obama, cinesi, indiani, arabi, europeisti o massoni che siano).
Attenzione: l’impianto non è solo materialista: è esoterico! Cioè lo scarto tra cristianesimo e potere attuale non è come quando c’era il comunismo ateo senza Dio. Qui si è oltre l’ateismo: c’è una fede contro Dio, ma taciuta, nel miglior repertorio dei falsari.
I sistemi elettorali hanno indebolito la rappresentanza, indebolito la proporzionalità, tolto la preferenza, riconducendo tutto a schieramenti eterogenei, necessariamente soggetti al compromesso e alla disciplina di partito in cui una militanza politica fondata sulla fede è già di per sè una testimonianza priva di forza politica, al massimo può essere un utile specchietto per allodole (infatti tutti si dichiarano cattolici e diversi vanno anche a messa).
In questo panorama un cristiano dovrebbe palesarsi tale: in Italia non ha un partito in cui farlo (e lo farebbe comunque in estrema minoranza, perchè ormai la maggioranza dei cattolici è dispersa sulle più contraddittorie opzioni, non riconoscendo più l’unità fondante del vangelo, maleducata da chi per anni ha proposto la dispersione ritenendola adatta a favorirne la rilevanza).
Il problema sta molto sopra l’Italia che prende ordini da Washington, da Bruxelles, da Strasburgo, da Francoforte e da almeno altri due o tre posti… A Roma si recita e nel resto d’Italia ci si contende il ruolo di attore (o anche solo marionetta).
Inutile sperare in questo sistema massmediatico finanziario che ci vuole indebitati per farci pagare gli interessi. Il debito italiano (che non è imputabile alla prima repubblica, perchè allora i nostri politici erano forse lestofanti, ma avevano la lira) è impagabile perchè l’euro non è nostro: per quanti sacrifici faremo il debito aumenterà; e se scende basta “inventarsi” una scusa per farlo crescere.
Inoltre il sistema globale è marcio e gronda falsità: presta soldi che non ha, creandoli dal nulla, ma facendo pagare interessi veri alle popolazioni ingabbiate nella prigione gestita dai tecnocrati con il concorso dei politicanti-marionetta pagati da privilegi.
L’econonia finanziaria (i derivati) vale 12 volte il PIL mondiale: chi gestisce (e sono pochi gruppi) anche un interesse (sto basso) del 3% su quelle cifre, ha in mano un capitale di sola rendita che è dell’ordine di grandezza del PIL degli USA! E con questa “energia pulita” condiziona, eccome se condiziona! Ha in tasca un valore pari al PIL degli USA e non deve pagare welfare e warfare: solo affare! E’ lì con il suo spread, gli indici, il rating e ti manda su e giù…
In Italia la “sinistra” è molto attenta ai mercati, allo spread, alla borsa: fateci caso, ne parla di più che di operai, precari e giovani. Che sono meno nominati dei “diritti civili”: divorzio, aborto, eutanasia, matrimoni gay etc. E’ comprensibile (dove è il tuo tesoro, là è il tuo cuore): visto che i soldi per una politica sociale non ci sono, si “esiste” (politicamente) con battaglie a costo quasi zero. In fondo se alla famiglia tradizionale non si dà un euro, ai gay si darà solo il diritto di non prendere un euro, ma potranno dire che sono una famiglia, registrati su un bel librone patinato… Pensate ai partigiani: hanno combattuto per togliere una dittatura. Questi combattono per asservire l’Italia alla dittatura di pensiero degli altri: è un peccato originale iniziato con l’internazionale comunista.
E la “destra”? il popolo degli artigiani, imprenditori, partite IVA? Tutto preso a lucrare non vede al di là del proprio borsino. Ormai non ha attenzione a nulla che vada oltre il soldo. E’ “al soldo” e sta con chi ne ha di più. Che volete che gliene importi della patria? O della famiglia? O del lavoro? Si guadagna vivendo di rendita… Una volta lo facevamo alle spalle del terzo mondo, adesso l’oligarchia ha spostato il giochino sui residenti (invecchiati e senza eredi) del primo mondo.
Sarò negativo, sarò pessimista, ma questo è il quadro. Purtroppo negli ultimi anni il mondo ecclesiale l’ha favorito, vedendo ben più alti valori dove c’erano solo soldi.
I “valori” che derivano dal vangelo sono conseguenza di un fondamento: se non c’è l’attenzione al fondamento e ci si accontenta dei valori derivati, non c’è da stupirsi se i valori si accendono qua e là, uno si e uno no, come le palle sull’albero di natale, mentre la capanna resta al freddo e al gelo e le pecorelle cadono a ogni urto del presepe: i pastori che tacciono del lupo non vegliano il gregge.
A forza di “vedere il positivo” e di ascoltare il mondo si è smesso di adorare Dio che è scivolato in posizioni giù dal podio… Il numero di persone che crede è ancora altissimo (lo considero un miracolo e un segno del Cielo). Ma non è politicamente rilevante, in quanto i credenti a tutto tondo sono stati considerati per anni con sussiego e anche un certo disprezzo, ritenendoli demodè: esistono, ma non sono coalizzati, ne’ coalizzabili, mancando un minimo denominatore comune di rappresentanza. In effetti è meglio così: abbiamo già Chi si occupa del bene comune. Il Signore ci ama! Di chi aver timore?