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La vita
Nacque nel 1891 a Breslavia. Fu educata dalla madre nell’osservanza
delle tradizioni talmudiche. Lauretasi in filosofia con Husserl, di cui divenne
l’assistente devota, ne seguì appieno la fenomenologia anche dopo la conversione
al Cristianesimo. Nel 1922 a 31 anni si convertì al cattolicesimo ed entrò tra
le carmelitane, senza rinunciare allo studio della filosofia. Ella tentò - dopo
la sua conversione - di coniugare la fenomenologia husserliana con il tomismo.
Morì nel 1942 in un campo di concentramento tedesco. I suoi scritti principali
sono La fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso (1929); Essere
finito ed essere eterno (1950, postumo).
*
L’influsso costante di Husserl su Edith
Stein
●Husserl confonde l’esistere con l’atto di essere. San Tommaso, invece,
spiega che l’essere è l’atto, il quale informa o perfeziona l’essenza e la fa
uscire fuori dal nulla ossia le dà un’esistenza reale e concreta in un ente, che
è un’essenza avente l’essere. Perciò l’essere come ‘atto ultimo’ è causa del
‘fatto di esistere’, il quale è l’effetto dell’essere come atto ultimo (S. Th.,
I, q. 4, a. 1, ad 3). Ora la causa è realmente distinta dall’effetto. Quindi la
“metafisica” di Husserl erra gravemente.
●Inoltre la sua filosofia non è una metafisica in senso stretto, ma un
metodo filosofico, che è fenomenologico ossia descrive i fenomeni, confusi da
Husserl erroneamente con le essenze, anche se liberate dall’essere e
dall’esistere, ma pur sempre essenze (che stanno sotto e sorreggono gli
accidenti o fenomeni e ne sono realmente distinte) e perciò erroneamente -
sempre secondo Husserl - intuibili, mentre invece essi per la sana filosofia
sono soltanto sperimentabili. Al contrario la metafisica tomistica si prefigge
lo scopo di cogliere o conoscere l’essere, che è la perfezione di tutte le
essenze. L’intelletto deve “leggere dentro” (“intus legere”) e sotto i fenomeni
o le apparenze (accidenti o fenomeni), che cadono sotto i sensi, le essenze
perfezionate ultimamente dall’essere. L’intuizione è l’atto conoscitivo proprio
dell’Angelo, che è un puro spirito; essa perciò è preclusa all’uomo, che è un
composto di anima e corpo ed astrae la quiddità intelligibile dalla cosa
sensibile. Come si vede la filosofia di Husserl sta agli antipodi di quella di
S. Tommaso. Quindi il tentativo della Stein di conciliare Husserl e S. Tommaso è
votato in partenza al fallimento, poiché cerca di equiparare i contrari,
cozzando contro il principio primo per sé evidente di non-contraddizione.
*
Il pensiero
●L’opera più importante della Stein è Essere finito ed essere
eterno, uscito postumo nel 1950. Padre Battista Mondin commenta: «Ci troviamo di
fronte ad un’opera in cui l’autrice si sforza di fondere il pensiero cristiano
medioevale (S. Tommaso) con il pensiero moderno (la fenomenologia). […]. In
conformità con i criteri del metodo fenomenologico il quale prescrive che per
andare all’essenza delle cose si metta in disparte qualsiasi forma di
informazione precedente, nell’esame dell’essere umano la Stein mette da parte
[…] qualsiasi concezione antropologica ritenuta dalla tradizione».
Il solo fatto di rinunciare a ciò che Platone, Aristotele, S. Tommaso e la II e
III scolastica hanno insegnato sulla natura dell’uomo è contrario al buon senso
e persino presuntuoso.
●Inoltre l’antropologia filosofica classica di Platone e Aristotele
considera nell’uomo l’anima e il corpo. Il cristianesimo parlava teologicamente
anche di “spirito” o “pneuma” ossia l’anima in grazia di Dio. La Stein in
un’opera filosofica Essere finito ed essere eterno torna a parlare anche di
spirito, equivocando tra ‘spirituale o immateriale’ e ‘soprannaturale’, come se
il soprannaturale o il trascendente, confusi con l’immateriale, possano essere
oggetto della pura ragione. Inoltre «il pensiero della Stein è chiaro per quanto
concerne i rapporti tra anima e corpo, ma rimane abbastanza oscuro per quanto
concerne i rapporti dello spirito con l’anima».
Secondo la Stein lo spirito è una qualità dell’anima, ma non dice che è
l’immaterialità e non la soprannaturalità, la quale è data gratuitamente da Dio
all’anima; così ella confonde l’ordine naturale immateriale con il
soprannaturale o almeno, non distinguendoli esplicitamente, li parifica
implicitamente. L’anima secondo la Stein è spiritualizzata, ma ella omette di
specificare che non trattandosi di pura immaterialità lo è solo per dono libero
e gratuito di Dio e solo se l’anima coopera al dono di Dio. Anzi addirittura
ella scrive che l’anima è partecipe dello spirito (grazia abituale
soprannaturale) e quindi ha due facce: l’una rivolta verso la natura ed è la
psiche, l’altra rivolta naturalmente o per se stessa verso il soprannaturale ed
è lo spirito.
Qui il parlare della Stein è più esplicito e fa coincidere spirituale o
immateriale naturale con soprannaturale, precedendo la dottrina neomodernistica
di Henry de Lubac espressa nel suo libro Le Surnaturel (Parigi, 1946) e
condannata da Pio XII (Humani generis, 1950). Padre Mondin commenta: «l’anima,
quindi, presenta diversi aspetti e seppure è in parte psiche, non s’identifica
totalmente con essa. L’anima è il centro di un essere animato
corporeo/spirituale».
In breve lo spirito o il soprannaturale per la Stein è l’altra faccia
dell’anima, che è per metà naturale e razionale e per metà soprannaturale e
intuitiva. Questa confusione tra anima e spirito la porta a dire che l’uomo è
naturalmente ‘somigliante’ a Dio. Invece la dottrina cattolica riprendendo la
Rivelazione (Gen., I, 27) specifica che “L’uomo è fatto a immagine e somiglianza
di Dio”, ossia immagine in quanto naturalmente è una persona dotata di
intelletto e volontà come Dio, ma la somiglianza con Dio è solo in coloro che
ricevendo la grazia soprannaturale partecipano in maniera finita alla Natura
divina. La sola anima ci rende immagini di Dio, Persona intelligente e libera,
ma non somiglianti alla sua vita intima o soprannaturale (“Divinae natuare
consortes” S. Pietro II Epistola), per avere la quale dobbiamo ricevere il dono
gratuito e libero dell’ordine soprannaturale, il quale sorpassa infinitamente le
capacità dell’animo umano. La Stein si rende conto del problema e cerca di
risolverlo con un’ulteriore distinzione tra ordine naturale, che rende l’uomo
simile a Dio e ordine soprannaturale che lo rende simile alla Trinità. Senza specificare la
distinzione tra ‘Dio Causa prima’ conosciuto con la ragione e ‘Dio Trino sub
ratione Deitais o nei suoi misteri’ creduto per la Fede, ella aggiunge: «ogni
singola anima è uscita dalle mani di Dio e porta un segno particolare». Invece la dottrina cattolica
insegna che ogni anima creata da Dio è priva, dopo il peccato originale, del
segno particolare della grazia santificante e soltanto dopo il battesimo riceve
il sigillo della presenza di Dio in lei.
●L’aver voluto sposare il cattolicesimo col kantismo e, peggio ancora,
con la fenomenologia husserliana ha portato la Stein come filosofa al
modernismo, che come aveva già spiegato San Pio X nell’enciclica Pascendi (1907)
“confonde ordine naturale e ordine soprannaturale” ed è lo “spurio connubio del
cattolicesimo colla filosofia moderna”.
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Il sentimento religioso
●Seguendo Kant, Schelling e Husserl, la Stein confonde le facoltà
spirituali dell’anima (intelletto e volontà) con quelle sensibili soggettate nel
cervello e concede un ruolo molto importante e non subordinato al sentimento,
che è «una percezione spirituale oscura». Anche questo è un concetto
tipicamente modernistico, che non distingue né subordina il sentimento
all’intelletto e volontà, ma gli dà un’importanza predominante nella vita o
“esperienza religiosa”.
●Ora il sentimento o ‘esperienza religiosa’ significano - secondo
il Pragmatismo e il Modernismo - che l’essenza della religione coincide con un
fenomeno psicologico individuale e soggettivistico (Fenomenologia), in cui il
sentimento o meglio ‘sentimentalismo’ erompe dal subconscio ed ha il primato
sull’intelligenza e la volontà. Oggetto di questa religiosità non è Dio
personale e trascendente oggettivamente e realmente esistente, ma il “divino”
sentito vagamente come immanente all’uomo. Già a partire dal Luteranesimo il
sentimento era diventato per molti l’unica o almeno la principale fonte della
religione, ridotta a sentimentalismo e a esperienza religiosa, che scaturisce
dall’oscurità del subconscio umano. Questa anarchia, che porta il disordine e il
sovvertimento nella gerarchia delle facoltà nobili e spirituali dell’anima
(intelletto/volontà) e quelle sensibili, soggettate nel cervello (sentimento),
conduce verso il Panteismo.
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Conclusione
●Non ho voluto qui parlare della vita religiosa della Stein convertita a
Cristo dal giudaismo, entrata in un Carmelo e morta in un campo di
concentramento tedesco durante la seconda guerra mondiale.
●Ho voluto soltanto mettere brevissimamente in guardia dalla sua
filosofia, che non è quella retta e sana, ma falsa e deviata. Il pericolo che si
può correre studiando la Stein è appunto quello di confondere la sua vita
esemplare con la sua dottrina che esemplare non è, accettando e bevendo il
veleno della sua filosofia dopo aver ammirato la eroicità della sua vita. Il
sangue versato cancella l’inchiostro imbrattato. Ma a noi sta ammirare e - se
Dio lo vuole - imitare il sangue versato, senza lasciarci deviare
dell’inchiostro imbrattato.
d. CURZIO NITOGLIA
4 novembre 2011
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