La vera Chiesa Cattolica non è ecumenica ma missionaria...Gli eretici e scismatici ritornino all'ovile rigettando le loro perverse dottrine...
Fonte: San Pio X...

Pubblichiamo questa Lettera Apostolica
con la quale il Papa Pio IX, all'occasione della convocazione del Concilio
Vaticano I, invitava i "fratelli separati" a rientrare nella Chiesa
cattolica. In questo importante documento, molti spunti interessanti mettono in
rilievo le contraddizioni delle nuove dottrine del Concilio Vaticano II e del
post-concilio con il magistero perenne della Chiesa.
Prima di tutto Pio IX mostra quello che
è sempre stato lo scopo di un Concilio Ecumenico, e per cui gli è garantita
l'assistenza divina, cioè la condanna degli errori e la diffusione della fede.
Notevole poi l'appello accorato a tutti coloro che si trovano in comunità
religiose fuori della Chiesa, per spingerli alla conversione e a rientrare
nell'ovile di Cristo, al di fuori del quale nessuno può essere sicuro della
propria salvezza. Il Papa afferma chiaramente che in nessuna di quelle società
religiose si può identificare la Chiesa di Gesù Cristo che è soltanto la Chiesa
cattolica, condannando così "ante litteram" l'affermazione della costituzione
Lumen Gentium dell'ultimo concilio (n° 8), secondo cui la Chiesa di Cristo
sussiste nella Chiesa cattolica. Il Pontefice sottolinea poi come il diffondersi
delle sette produca gravi danni anche per la società civile. Se ne deduce quindi
che esse non hanno nessun diritto a non essere impedite di diffondersi
pubblicamente. (Come invece sostiene Dignitatis Humanae n° 2). Il Papa termina
la lettera mostrando come il motivo di questo appello sia dettato dal suo
preciso dovere fare tutto il possibile per la salvezza delle anime e per il bene
della società cristiana.
Pio IX
Iam vos omnes
Iam vos omnes
Tutti voi sarete senz’altro a conoscenza
che Noi, innalzati, pur senza alcun merito, a questa Cattedra di Pietro e posti
quindi a capo del supremo governo e della cura dell’intera Chiesa Cattolica
dallo stesso Signore Nostro Gesù Cristo, abbiamo ritenuto opportuno convocare
presso di Noi i Venerabili Fratelli Vescovi di tutto il mondo e di riunirli, nel
prossimo anno, in Concilio Ecumenico, per approntare, con gli stessi Venerabili
Fratelli chiamati a condividere la Nostra sollecitudine pastorale, quei
provvedimenti che risulteranno più idonei e più incisivi sia a dissipare le
tenebre di tanti pestiferi errori che ovunque, con sommo danno delle anime, ogni
giorno più si affermano e trionfano, sia a dare sempre più consistenza e a
diffondere nei popoli cristiani, affidati alla Nostra vigilanza, il regno della
vera fede, della giustizia e dell’autentica pace di Dio.
Riponendo piena fiducia nello
strettissimo e amabilissimo patto di unione che in modo mirabile lega a Noi e a
questa Sede gli stessi Venerabili Fratelli, come testimoniano le inequivocabili
prove di fedeltà, di amore e di ossequio verso di Noi e verso questa Nostra
Sede, che mai tralasciarono di offrire nel corso di tutto il Nostro Supremo
Pontificato, nutriamo la speranza che, come avvenne nei secoli scorsi per gli
altri Concili Generali, così, nel presente secolo, il Concilio Ecumenico da Noi
convocato possa produrre, con il favore della grazia divina, frutti copiosi e
lietissimi per la maggior gloria di Dio e per la salvezza eterna degli
uomini.
Sostenuti dunque da questa speranza,
sollecitati e spinti dalla carità di Nostro Signore Gesù Cristo, che offrì la
sua vita per la salvezza di tutto il genere umano, non possiamo lasciarci
sfuggire l’occasione del futuro Concilio senza rivolgere le Nostre paterne e
Apostoliche parole anche a tutti coloro che, quantunque riconoscano lo stesso
Gesù Cristo come Redentore e si vantino del nome di cristiani, non professano
tuttavia la vera fede di Cristo e non seguono la comunione della Chiesa
cattolica. Così facendo, Ci proponiamo con ogni zelo e carità di ammonirli, di
esortarli e di pregarli perché considerino seriamente e riflettano se la via da
essi seguita sia quella indicata dallo stesso Cristo Signore: quella che conduce
alla vita eterna.
Nessuno potrà sicuramente mettere in
dubbio e negare che lo stesso Gesù Cristo, al fine di applicare a tutte le umane
generazioni i frutti della sua redenzione, abbia edificato qui in terra, sopra
Pietro, l’unica Chiesa, che è una, santa, cattolica e apostolica e che a lei
abbia conferito il potere necessario per conservare integro ed inviolato il
deposito della fede; per tramandare la stessa fede a tutti i popoli, a tutte le
genti e a tutte le nazioni; per tradurre ad unità nel suo mistico corpo, tramite
il battesimo, tutti gli uomini con il proposito di conservare in essi, e di
perfezionare, quella nuova vita di grazia senza la quale nessuno può meritare e
conseguire la vita eterna; perché la stessa Chiesa, che costituisce il suo
mistico corpo, potesse persistere e prosperare nella sua propria natura stabile
ed indefettibile fino alla fine dei secoli, e offrire a tutti i suoi figli gli
strumenti della salvezza.
Chiunque poi fissi la propria attenzione
e rifletta sulla situazione in cui versano le varie società religiose, in
discordia fra loro e separate dalla Chiesa cattolica, la quale, senza
interruzione, dal tempo di Cristo Signore e dei suoi Apostoli, per mezzo dei
legittimi suoi sacri Pastori ha sempre esercitato, ed esercita tuttora, il
divino potere a lei conferito dallo stesso Signore, dovrà facilmente convincersi
che in nessuna di quelle società, e neppure nel loro insieme, possa essere
ravvisata in alcun modo quell’unica e cattolica Chiesa che Cristo Signore
edificò, costituì e volle che esistesse. Né si potrà mai dire che siano membra e
parte di quella Chiesa fino a quando resteranno visibilmente separate dall’unità
cattolica. Ne consegue che tali società, mancando di quella viva autorità,
stabilita da Dio, che ammaestra gli uomini nelle cose della fede e nella
disciplina dei costumi, li indirizza e li governa in tutto ciò che concerne la
salvezza eterna, mutano continuamente nelle loro dottrine senza che la mobilità
e l’instabilità trovino una fine. Ognuno può quindi facilmente comprendere e
rendersi pienamente conto che ciò è assolutamente in contrasto con la Chiesa
istituita da Cristo Signore, nella quale la verità deve restare sempre stabile e
mai soggetta a qualsiasi mutamento, come un deposito a lei affidato da custodire
perfettamente integro: a questo scopo, ha ricevuto la promessa della presenza e
dell’aiuto dello Spirito Santo in perpetuo. Nessuno poi ignora che da questi
dissidi nelle dottrine e nelle opinioni derivano divisioni sociali, traggono
origine innumerevoli comunioni e sette che sempre più si diffondono con gravi
danni per la società cristiana e civile.
Pertanto, chi riconosce la religione
come fondamento della società umana, dovrà prendere atto e confessare quale
grande violenza abbiano esercitato sulla società civile la discrepanza dei
principi e la divisione delle società religiose in lotta fra loro, e con quanta
forza il rifiuto dell’autorità voluta da Dio per governare le convinzioni
dell’intelletto umano e per indirizzare le azioni degli uomini, tanto nella vita
privata che in quella sociale, abbia suscitato, promosso ed alimentato i
lacrimevoli sconvolgimenti delle cose e dei tempi che agitano e affliggono in
modo compassionevole quasi tutti i popoli.
È
per questo motivo che quanti non condividono "la comunione e la verità della
Chiesa Cattolica" debbono approfittare dell’occasione del Concilio, per
mezzo del quale la Chiesa Cattolica, che accoglieva nel suo seno i loro
Antenati, propone un’ulteriore dimostrazione di profonda unità e di incrollabile
forza vitale; prestando orecchio alle esigenze del loro cuore, essi debbono
impegnarsi per uscire da uno stato che non garantisce loro la sicurezza della
salvezza. Non smettano di innalzare al Signore misericordioso fervidissime
preghiere perché abbatta il muro della divisione, dissipi la caligine degli
errori e li riconduca in seno alla santa Madre Chiesa, dove i loro Antenati
trovarono salutari pascoli di vita; dove, in modo esclusivo, si conserva e si
trasmette integra la dottrina di Gesù Cristo e si dispensano i misteri della
grazia celeste.

È
dunque in forza del doveroso Nostro supremo ministero Apostolico, a Noi affidato
dallo stesso Cristo Signore, che, dovendo espletare con sommo impegno tutte le
mansioni del buon pastore e seguire ed abbracciare con paterno amore tutti gli
uomini del mondo, inviamo questa Nostra Lettera a tutti i cristiani da Noi
separati, con la quale li esortiamo caldamente e li scongiuriamo con insistenza
ad affrettarsi a ritornare nell’unico ovile di Cristo; desideriamo infatti dal
più profondo del cuore la loro salvezza in Cristo Gesù, e temiamo di doverne
rendere conto un giorno a Lui, Nostro Giudice, se, per quanto Ci è possibile,
non avremo loro additato e preparato la via per raggiungere l’eterna salvezza.
In ogni Nostra preghiera e supplica, con rendimento di grazie, giorno e notte
non tralasciamo mai di chiedere per loro, con umile insistenza, all’eterno
Pastore delle anime l’abbondanza dei beni e delle grazie celesti. E poiché, se
pure immeritevolmente, adempiamo sulla terra all’ufficio di Suo vicario, con
tutto il cuore attendiamo a braccia aperte il ritorno dei figli erranti alla
Chiesa cattolica, per accoglierli con infinita amorevolezza nella casa del Padre
celeste e per poterli arricchire con i Suoi tesori inesauribili. Proprio da
questo desideratissimo ritorno alla verità e alla comunione con la Chiesa
cattolica dipende non solo la salvezza di ciascuno di loro, ma soprattutto anche
quella di tutta la società cristiana: il mondo intero infatti non può godere
della vera pace se non si fa un solo ovile e un solo pastore.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 13
settembre 1868, ventitreesimo anno del Nostro
Pontificato.
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