“[…]Per
trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le mie forze
lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa Chiesa ha avuto
maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più di oggi, quando, ahimè!
si tratta ormai di un errore che si estende come trappola mortale su tutta la
terra; e nella presente occasione, così grande per me, quando è naturale che io
estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà
spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho
pronunciato. Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è
alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e
questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. È contro
qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono
essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La
religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza
personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun
individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua
fantasia.
La
devozione non si fonda necessariamente sulla fede. Si possono frequentare le
chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non
appartenere a nessuna. Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti
spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o
sentirne l’esigenza. Poiché dunque la religione è una caratteristica così
personale e una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla nei
rapporti tra le persone. Se anche uno cambiasse religione ogni mattina, a te che
cosa dovrebbe importare? Indagare sulla religione di un altro non è meno
indiscreto che indagare sulle sue risorse economiche o sulla sua vita familiare.
La religione non è affatto un collante della società. Finora il potere civile è
stato cristiano. Anche in Nazioni separate dalla Chiesa, come nella mia,
quand’ero giovane valeva ancora il detto: “Il cristianesimo è la legge del
Paese”. Ora questa struttura civile della società, che è stata creazione del
cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo. Il detto, e tanti altri che ne
conseguivano, è scomparso o sta scomparendo, e per la fine del secolo, se Dio
non interviene, sarà del tutto dimenticato. Finora si pensava che bastasse la
religione con le sue sanzioni soprannaturali ad assicurare alla nostra
popolazione la legge e l’ordine; ora filosofi e politici tendono a risolvere
questo problema senza l’aiuto del cristianesimo. Al posto dell’autorità e
dell’insegnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un’educazione
totalmente secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che ordinato,
laborioso e sobrio torna a suo personale vantaggio. Poi si forniscono i grandi
princìpi che devono sostituire la religione e che le masse così educate
dovrebbero seguire, le verità etiche fondamentali nel loro senso più ampio, la
giustizia, la benevolenza, l’onestà, etc.; l’esperienza acquisita e quelle leggi
naturali che esistono e agiscono spontaneamente nella società e nelle cose
sociali, sia fisiche che psicologiche, ad esempio, nel governo, nel commercio,
nella finanza, nel campo sanitario e nei rapporti tra le Nazioni. Quanto alla
religione, essa è un lusso privato, che uno può permettersi, se vuole, ma che
ovviamente deve pagare, e che non può né imporre agli altri né infastidirli
praticandola
lui
stesso. Le caratteristiche generali di questa grande apostasia sono identiche
dovunque; ma nei particolari variano a seconda dei Paesi. Parlerò del mio Paese
perché lo conosco meglio. Temo che essa avrà qui un grande seguito, anche se non
si può immaginare come finirà. A prima vista si potrebbe pensare che gli Inglesi
siano troppo religiosi per un modo di pensare che nel resto del continente
europeo appare fondato sull’ateismo; ma la nostra disgrazia è che, nonostante,
come altrove, conduca all’ateismo, qui esso non nasce necessariamente
dall’ateismo. Occorre ricordare che le sètte religiose, comparse in Inghilterra
tre secoli fa e oggi così forti, si sono ferocemente opposte all’unione della
Chiesa e dello Stato e vorrebbero la scristianizzazione della monarchia e di
tutto il suo apparato, sostenendo che tale catastrofe renderebbe il
cristianesimo più puro e più forte. Il principio del liberalismo, poi, ci è
imposto dalle circostanze stesse. Consideriamo le conseguenze di tutte queste
sètte.Con tutta probabilità esse rappresentano la religione della metà della
popolazione; e non dimentichiamo che il nostro governo è una democrazia. È come
se, in una dozzina di persone prese a caso per la strada e che certamente hanno
la loro quota di potere, si trovassero fino a sette religioni diverse.Ora come
possono trovare unanimità di azione in campo locale o nazionale quando ciascuna
si batte per il riconoscimento della propria denominazione religiosa? Ogni
decisione sarebbe bloccata, a meno che l’argomento religione non venga del tutto
ignorato. Non c’è altro da fare. E in terzo luogo, non dimentichiamo che nel
pensiero liberale c’è molto di buono e di vero; basta citare, ad esempio, i
princìpi di giustizia, onestà, sobrietà, autocontrollo, benevolenza che, come ho
già notato, sono tra i suoi princìpi più proclamati e costituiscono leggi
naturali della società. È solo quando ci accorgiamo che questo bell’elenco
diprincìpi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religione,
che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo. Invero, non c’è mai stato
un piano del Nemico così abilmente architettato e con più grandi possibilità di
riuscita. E, di fatto, esso sta ampiamente raggiungendo i suoi scopi, attirando
nei propri ranghi moltissimi uomini capaci, seri ed onesti, anziani stimati,
dotati di lunga esperienza, e giovani di belle speranze.Ecco come stanno le cose
in Inghilterra, ed è un bene che tutti ce ne rendiamo conto; ma non si pensi
assolutamente che io ne sia spaventato. Certo ne sono dispiaciuto, perché penso
possa nuocere a molte anime, ma non temo affatto che abbia la capacità di
impedire la vittoria della Parola di Dio, della santa Chiesa, del nostro Re
Onnipotente, il Leone della tribù di Giuda, il Fedele e il Verace, e del suo
Vicario in terra. Troppe volte ormai il cristianesimo si è trovato in quello che
sembrava essere un pericolo mortale, perché ora dobbiamo spaventarci di fronte a
questa nuova prova. Questo è assolutamente certo; ciò che invece è incerto, e in
queste grandi sfide solitamente lo è, e rappresenta solitamente una grande
sorpresa per tutti, è il modo in cui di volta in volta la Provvidenza protegge e
salva i suoi eletti. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene
spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a
volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare. Normalmente la
Chiesa non deve far altro che continuare a fare ciò che deve fare, nella fiducia
e nella pace, stare tranquilla e attendere la salvezza di Dio. “Gi umili
erediteranno la terra e godranno di una gran pace” (Ps 37,11). Mansueti
hereditabunt terram, Et delectabuntur in multitudine
pacis».”
Citato
dall’articolo “John Henry Newman: un Cardinale tutt’altro che liberale” apparso
su La Tradizione Cattolica, anno XXI, n° 3 (76), 2010

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